– “Ti prendo sotto con la macchina e poi mi suicido”.
E’ soltanto una delle continue minacce accompagnate da botte e insulti che una signora di Blera avrebbe subito dal marito per diversi mesi. La coppia, sposata da molti anni e con un figlio già grande, sta ora portando avanti le pratiche per la separazione dopo i ripetuti tradimenti di lui e i maltrattamenti nei confronti della donna.
“L’ho perdonato sette volte – racconta disperata -. Per sette volte gli ho permesso di ricominciare e di trovare insieme una strada per ricostruire il nostro matrimonio dopo i suoi tradimenti. Poi però non ce l’ho fatta più. Gli ho detto che avevo intenzione di separarmi e da lì la situazione è degenerata. Ha cominciato a pedinarmi, a minacciarmi e a mettermi le mani addosso. Anche se questa non era una novità per me. E’ sempre stato manesco. Anche quando ero incinta…”
L’uomo è imputato di stalking nei confronti della moglie per i fatti relativi al periodo che va dal marzo al novembre del 2011.
“Voleva vedersi con l’amante, ma avere me a casa che facevo la moglie – continua -. Quando cercavo di spiegargli che non ne volevo più sapere rispondeva con calci, pugni, insulti e io scappavo da mia madre o da mia sorella per sfuggire a quella furia. Ma lui, non contento, spesso mi seguiva oppure mi telefonava in piena notte. Mi diceva che ero arrivata al capolinea, che mi avrebbe ammazzata investendomi con la macchina e poi si sarebbe suicidato”.
La signora, distrutta dalle persecuzioni, si è rivolta anche all’aiuto di uno psicologo.
“Ho contattato uno specialista di Viterbo – prosegue -. Mio marito mi aveva anche promesso che sarebbe venuto con me alle sedute per farci aiutare e per salvare il salvabile del nostro rapporto. Ma poi anche quella promessa è caduta nel vuoto. A lui non interessava niente. Da quello che so sta ancora con la sua amica e convive con lei”.
Gli episodi di violenze e di minacce sono talmente tanti che la donna fatica a ricordarli tutti o, meglio, fatica a fissarli in date e giorni precisi visto che il susseguirsi era continuo.
“Una volta ero uscita di casa perché volevo cercare un lavoro per mantenermi da sola – ricorda -. Lui mi ha di nuovo seguita con la macchina. Mi urlava contro e ripeteva che mi avrebbe investito. Mi sono dovuta rifugiare nella caserma dei carabinieri che era lì vicina e ho raccontato tutto al maresciallo”.
Le aggressioni non avvenivano soltanto quando i due coniugi erano soli, ma anche in presenza di altre persone.
“Il 25 ottobre del 2011 – dice la donna ripercorrendo i fatti – eravamo in casa con nostro figlio che era venuto da noi perché suo padre doveva dargli dei soldi. Di punto in bianco è scoppiato in un’attacco d’ira inaudito. Ha buttato i soldi per terra e ha cominciato a tirare calci e pugni ovunque. Ha tirato delle sedie contro di me e mi ha spinto contro il tavolino. Nostro figlio cercava di calmarlo, ma lui non sentiva ragioni, allora lo ha bloccato in qualche modo per darmi il tempo di scappare via. Dopo un po’ se n’è andato anche lui, poi è tornato solo per raccogliere da terra i soldi”.
Dopo la deposizione della donna, durata quasi un’ora, il giudice Eugenio Turco ha aggiornato l’udienza al 23 ottobre quando saranno ascoltati altri due testimoni.
Francesca Buzzi
