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(g.f.) – La Caffeina può fare male. Alle fontane.
Quello in corso in questi giorni a Viterbo è l’appuntamento culturale fra i più attesi nel capoluogo, richiama curiosi, fa arrivare firme importanti del giornalismo e scrittori a discutere dei loro ultimi lavori e chissà se fra questi ce n’è uno in grado di spiegarci come vada tutelato il patrimonio artistico di una città, le sue fontane. Perché forse qualcuno ha qualcosa da imparare.
La fontana a piazza delle Erbe, suo malgrado è stata degradata a base dove appoggiare il palco di Caffeina su cui la sera salgono gli artisti di turno.
Si spera di peso, ma solo in senso culturale e non in quanto a stazza, così da non far soffrire oltremodo un’opera artistica che sta lì dal 1600 e che magari merita un trattamento e un rispetto ben diverso.
Si può essere così poco attenti al patrimonio artistico viterbese in nome di una manifesta superiorità culturale?
Qualcuno potrebbe obiettare che il palco poggia sui lastroni alla base della fontana. In effetti è vero, per rendere più stabile il palco come mai non si è pensato di ancorarlo ai leoni? Pio Fedi realizzandoli aveva proprio pensato che dovesse essere questo l’utilizzo.
Il peso che le pietre devono sopportare per la struttura è stato calcolato? Nel tempo, se si va a guardare foto storiche, i gradini composti dalle lastre in pietra si sono progressivamente abbassati.
Forse per qualche ragione culturalmente elevata e misteriosa, si vuole accelerare il processo.
Con tutte le piazze che ci sono, viene da chiedersi come mai proprio lì doveva finire quel palco, a pochi centimetri dalla fontana.
Può sempre succedere che tra montare e smontare la struttura in metallo, possa sfuggire un’asse e causare danni.
Gli operai saranno ben attenti a evitare di provocarne. Ma perché correre il rischio e se dovesse succedere, chi paga? Ma sopratutto, a qualcuno interessa?
La Sovrintendenza, che fa? Leonardo Michelini che ne pensa?
E dire che il sindaco in campagna elettorale si è prodigato non poco proprio per le fontane, definendole la ricchezza di Viterbo, facendo stampare addirittura un opuscolo: Le fontane di Viterbo: storia, acqua e melma.
“Se Viterbo potesse puntare sulla ricchezza delle sue fontane – scrive Michelini nell’introduzione – si potrebbe creare un’offerta turistica senza precedenti… Penso a un progetto che oltre alle finalità turistiche, comporti una recupero sostanziale delle strutture, con il quale poter poi avviare l’iter per un riconoscimento da parte dell’Unesco”.
Non c’è che dire, l’Unesco sarebbe impressionata da tanta attenzione e cura che il sindaco ha verso il patrimonio artistico di Viterbo.
Ma era campagna elettorale e se invece questa è la sua idea di valorizzazione, allora aridatece la melma.






