– Subornazione di testimone, assolti gli Esposito.
Chiuso uno dei mille capitoli del giallo di Gradoli. Il giudice Italo Ernesto Centaro ha assolto in coniugi Enrico Esposito e Maria Lorenzini dall’accusa di aver cercato di plagiare un testimone al processo del figlio.
La storia è nota: Paolo Esposito, elettricista quarantenne di Gradoli, finisce in manette insieme all’amante Ala Ceoban per duplice omicidio e occultamento di cadavere. Avrebbe ucciso e fatto sparire i corpi della convivente Tatiana Ceoban – sorella di Ala – e della figlia 13enne Elena. Succedeva il 30 maggio 2009.
Un caso che fece versare fiumi di inchiostro ai media locali: otto mesi di indagini, uno di processo, due ergastoli di cui uno – quello di Ala- riformato in otto anni per favoreggiamento. E c’è ancora il ricorso in Cassazione di Esposito fissato per novembre.
Una vicenda dalla quale si è dipanata una serie di fascicoli paralleli. Uno sui genitori di Esposito per subornazione di testimone. In pratica, secondo il pm Renzo Petroselli, avrebbero cercato di volgere la deposizione del testimone Augusto Pesci, in favore del figlio Paolo al processo di primo grado per la scomparsa di Elena e Tania.
Pesci era un membro del circolo An di Gradoli che aveva sede in un locale di proprietà degli Esposito. Fu ascoltato dai giudici viterbesi riguardo al pick-up con cui, per l’accusa, potevano essere stati trasportati i corpi di Elena e Tatiana. Anche lui finì sotto inchiesta per favoreggiamento insieme ad altri due membri del circolo, ma l’indagine fu archiviata.
La frase incriminata rivolta a Pesci sarebbe stata: “Vedi di fare le cose per bene, sennò t’ammazzo. Sono il padre di un assassino”. Poche parole proferite solo da Enrico Esposito. Maria Lorenzini si sarebbe limitata a essere presente. Fatti del 2011, ma il processo è iniziato un anno fa.
Solo per lei il pm ha chiesto l’assoluzione ieri mattina a Montefiascone, alla sezione distaccata del tribunale di Viterbo. Per Esposito voleva una condanna a otto mesi.
La difesa ha ottenuto una doppia assoluzione. “Per noi è un atto di giustizia – spiega l’avvocato Enrico Valentini, in rappresentanza anche dei colleghi Mario Rosati e Pierfrancesco Bruno -. Questo era uno dei tanti rivoli in cui è sfociato il processo Gradoli. Non voglio entrare ancora in polemica con gli inquirenti, ma questo ai coniugi Esposito l’ho sempre considerato un processo assurdo. Siamo soddisfatti di com’è finita”.

