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Carabiniere arrestato per droga, assolto

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Il maresciallo Angelo Benfante

Il maresciallo Angelo Benfante

Dopo due anni è stato assolto da tutte le accuse.

L’ex maresciallo capo di grotte di Castro Angelo Benfante è uscito completamente pulito dal processo che lo vedeva imputato a tribunale di Montefiascone.

Doveva rispondere di falso, detenzione e coltivazione di marijuana e munizioni.

All’ultima udienza di ieri il giudice Italo Ernesto Centaro lo ha assolto.

I suoi colleghi lo arrestarono nell’agosto del 2011. Nel sottotetto della sua casa trovarono munizioni, qualche dose di cocaina ed eroina in un cassetto e alcune piantine di marijuana coltivate in un vaso. Insieme a Benfante finì in manette anche il fratello Enzo, dj uscito dalla vicenda con un patteggiamento.

Il processo al carabiniere è andato avanti per un anno e mezzo. 14 i testimoni ascoltati. Gli ultimi ieri: il fratello, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, e un consulente che ha analizzato tutto lo stupefacente trovato in casa del militare, nella sede della caserma di via Bardiniana. Le piantine sono risultate prossime alla maturazione. Vi si potevano ricavare 630 dosi per un valore complessivo di 6mila euro. Una cifra che non avrebbe sicuramente cambiato la vita a Benfante che, invece, per l’accusa, era stato spinto proprio da problemi economici a darsi allo spaccio. Quest’ultimo aspetto, in particolare, non è emerso. Nulla di anomalo è risultato dai conti del carabiniere. Né aveva necessità di entrate extra per sbarcare il lunario.

Quanto alle tracce di cocaina ed eroina nella scrivania, è stato dichiarato il falso innocuo. Al carabiniere si contestava di aver falsamente dichiarato la distruzione di quelle poche dosi di stupefacente sequestrate sei anni fa, mentre invece erano ancora nel suo cassetto. Ma il fatto è stato ritenuto irrilevante, dal punto di vista dello spaccio: se fossero state destinate al mercato locale degli stupefacenti, non sarebbero rimaste per sei anni nel cassetto di una scrivania. Inoltre, lo stesso consulente ascoltato ieri ha confermato  la pessima qualità dello stupefacente, dopo tutto quel tempo.

Stesso discorso per le munizioni: troppo vecchie per funzionare a dovere. 

Dopo l’arresto, Benfante era stato sospeso dal servizio. “Di colpo, mi sono ritrovato senza lavoro e ignorato dall’Arma”, ha detto ieri in udienza, davanti al giudice. Finora ha vissuto lontano dalla caserma e con lo stipendio dimezzato. Per il maresciallo, finalmente, è arrivato il momento del riscatto.

Il suo avvocato Angelo Di Silvio, che ha seguito la vicenda dall’inizio, ha sempre creduto nella sua innocenza. Il prima possibile chiederà il suo reintegro nell’Arma e la revoca della sospensione. Benfante potrà tornare a lavorare, ma non nella caserma di Grotte. 


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