Riceviamo e pubblichiamo – Niente ricci e quindi niente raccolto. Si tratta del quarto anno consecutivo che, purtroppo, non sarà nemmeno l’ultimo. E’ questo lo scontato risultato dei danni del cinipide, che viaggia nei monti Cimini dal lontano 2005. Solo negli ultimi due anni i castanicoltori, di tasca propria, hanno lanciato il torymus, l’unico modo per combattere il cinipide, secondo i risultati che vengono ufficializzati da tutti i continenti colpiti da questa infestazione. Per fortuna è cessato il monopolio della produzione e vendita del Torymus e di questo la Vallecimina, in particolare, si è avvalsa per fare decine di lanci di tale insetto antagonista.
Quindi, da parte nostra, la lotta è concretamente iniziata dal 2012 e darà i suoi certi risultati, purtroppo, solo nei prossimi 5 anni. E’ ormai l’ora di non rincorrere più “chiacchiere” e di iniziare a fare tutti questo tipo di lotta. La piccola Umbria, ad esempio, ha già 5 centri di riproduzione di torymus, il Lazio uno e mezzo. E’ ormai assoluta esigenza non dare più fitofarmaci, perché non solo sono inefficaci nei confronti dl cinipide, ma uccidono anche gli antagonisti indigeni, che esistono anche da noi e che, laddove non vengono distrutti, stanno dando consistenti risultati, come da una ricerca resa nota di recente dall’Università degli studi di Perugia.
Vengono costantemente effettuate azioni, se non dannose, di certo inutili, con spreco di denaro pubblico, quali quella del monitoraggio della cydia (pammene fasciana), anche perché, se mancano i ricci, tendono a scomparire cydie e balanino, in quanto viene a mancare “l’alveo per la loro riproduzione”. Una nullità, quindi, di risultati propagandati dalla Università della Tuscia che, per la lotta al cinipide, ha ricevuto oltre 400 mila euro di soldi pubblici, a fronte di zero aiuti economici ai castanicoltori che sono senza prodotto e che provvedono, a loro spese, al mantenimento della coltura. La Tuscia, ad esempio, ha pubblicizzato il risultato di ben 7 anni di ricerche con la notizia che “per il cinipide non esistono pesticidi”, verità questa arcinota da decenni a tutti.
Dobbiamo ricostruire l’habitat dei nostri castagneti, cominciando da niente fitofarmaci, niente lavorazioni a raso terra, poiché un piccolo pavimento erboso consente all’acqua di non disperdersi e di mantenere così in vita diversi insetti utili.
Stride, a dir poco, che ci siano ancora alcuni universitari che, in un momento in cui tutte le spese gravitano esclusivamente sui castanicoltori, senza alcun prodotto, chiedono ancora soldi per ricerche, i cui risultati sono già noti.
Noi della Vallecimina proseguiremo il nostro impegno a difesa della coltura e dei castanicoltori
Roberto Colla
presidente dell’associazione castanicoltori Vallecimina
