– “Sto valutando di agire per vie legali”.
Ugo Sposetti non ci sta. Il suo nome si legge nelle carte dell’inchiesta sulla macchina del fango non come indagato ma per presunti rapporti con Paolo Gianlorenzo. E lui non resta con le mani in mano. Secondo il senatore, la sua immagine è stata compromessa ed è per questo che prenderà provvedimenti contro chi lo ha coinvolto in una vicenda da cui prende le distanze.
“Non so di che cosa si sta parlando – afferma Sposetti -. Sto valutando con i miei legali le azioni penali e civiili contro tutti quelli che mi hanno messo dentro questa vicenda e che hanno pubblicato notizie false con titoli offensivi e pesanti nei miei confronti. Voglio difendere la mia onorabilità”. Nessun rapporto con Paolo Gianlorenzo, quindi? “Non scherziamo, dai”.
Che c’azzecca, infatti, Paolo Gianlorenzo con il senatore Pd Ugo Sposetti? All’apparenza nulla. Soprattutto politicamente. Ma la macchina del fango fa miracoli: riunisce l’inconciliabile. Proprio come i due protagonisti della vicenda in questione: un senatore del Partito democratico e un giornalista da sempre collocabile nell’area della destra, più o meno estrema. Il tutto secondo gli investigatori della polizia stradale.
Contrariamente a Gianlorenzo, ex direttore dell’Opinione di Viterbo, Sposetti, come detto, non è indagato nell’inchiesta sulla macchina del fango.
Il suo nome, però, compare nell’informativa spedita in Procura dalla polizia stradale di Viterbo. Gli agenti scrivono che l’indagato Paolo Gianlorenzo “intrattiene rapporti con il senatore Ugo Sposetti: in particolare, in alcune telefonate, si apprende che l’onorevole Sposetti è in possesso di un dossier che riguarda la vicenda Lusi del partito della Margherita”.
Del partito, Lusi era il tesoriere. Nel 2012 scoppia lo scandalo dei rimborsi elettorali sottratti per scopi personali dalle casse della Margherita democrazia e libertà, per un totale di 13 milioni di euro.
Il dossier Lusi, secondo gli inquirenti, sarebbe passato di mano in mano. Da Sposetti a Gianlorenzo, che voleva girarlo al collega del Giornale Gianmarco Chiocchi. E’ nelle intercettazioni che il giornalista mette nero su bianco la provenienza di quel materiale, “asserendo che gli è stato fornito dal senatore Ugo Sposetti”.
Chiocchi non si fida. Vuole andare alla fonte. Verificare la notizia. Per questo chiede a Gianlorenzo di mediare per ottenere un incontro con Sposetti. In un’altra telefonata, Gianlorenzo “riferisce che il mercoledì successivo entrerà in possesso di tutta la documentazione relativa alla vicenda Lusi e, nel contempo, specifica che il senatore (Sposetti) ha mostrato delle perplessità a incontrare il giornalista perché vuole rimanere nell’ombra”.
L’11 marzo 2012, Gianlorenzo e Sposetti si incontrano in un bar in via Cattaneo, a Viterbo. Gianlorenzo telefona a Chiocchi. C’è la voce del senatore in sottofondo.
Gli investigatori datano la consegna del dossier al 15 marzo 2012: “infatti, in tale giorno, i due si incontrano nei pressi del Parlamento”.
Nello stesso giorno, Gianlorenzo fa un’altra telefonata, a un collega viterbese. Gli anticipa che “il giorno successivo il settimanale L’Espresso farà a pezzi l’onorevole Rutelli per il suo coinvolgimento nella vicenda Lusi. Tale notizia verrà anticipata la sera stessa sui telegiornali delle maggiori reti televisive italiane e, il giorno dopo, effettivamente, il periodico L’Espresso pubblicherà la notizia”.

