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“Domani scoppia Battistoni”

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L'ex assessore regionale Angela Birindelli all'uscita della procura

L’ex assessore regionale Angela Birindelli

Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

– L’odio per Battistoni come “denominatore comune”. Stessa spregiudicatezza e stessa logica: usare la politica o l’informazione per i propri scopi. 

L’inchiesta sulla macchina del fango è un gioco di specchi. Paolo Gianlorenzo e Angela Birindelli sono l’uno il riflesso dell’altra.

Nell’informativa inviata in Procura, dopo un’indagine di un anno e quattro mesi, la polstrada usa quasi le stesse parole per descriverli. Lui fa un utilizzo strumentale del suo giornale. Lei del suo incarico istituzionale. Ma il risultato non cambia.

Per l’assessora come per il giornalista il fine ultimo è la lotta politica contro Francesco Battistoni. Le “modalità di attacco” si decidono al telefono. Senza mai perdere di vista gli obiettivi personali: per Gianlorenzo una “richiesta di finanziamento ferma negli uffici dell’assessorato”, per l’assessora la distruzione del suo avversario politico. L’ex presidente della commissione Agricoltura Battistoni, nei discorsi di entrambi, è a volte il “nano”, a volte il “codardo”.

Gianlorenzo fa “indagini patrimoniali” su di lui. Cerca qualcosa “per farlo saltare”, con l’aiuto della Birindelli.

Lo trova secondo lui nelle intercettazioni dell’inchiesta Asl. Battistoni non è indagato, ma per Gianlorenzo poco cambia. “C’è da decide che volemmo fa con Battistoni, c’ho le carte… Finalmente ho trovato le carte”, annuncia entusiasta all’assessora a marzo 2012, venti giorni prima di finire sotto inchiesta insieme a lei.

“Ma davero o per scherzo?”, risponde la Birindelli incredula. “Davero davero. Ce l’ho tutte dalla prima all’ultima”. La decisione va presa insieme, dice lui: “Bisogna che se vedemo un attimo a voce e decidiamo quello che c’è da fa, se prima o dopo il congresso. Prima del congresso decidiamo”. Gianlorenzo comunque ha già deciso da solo: “Me gioco un po’ de carte perché è ora che comincio a riscote qualcosa pure io”.

Poi due chiacchiere informali tra buoni amici: “Allora l’altro giorno Buonasorte – dice lei – mi ha detto che l’avevano chiamato per L’Opinione (all’epoca giornale di Gianlorenzo, ndr), per di’ all’Opinione di non attaccarmi. Dico, guarda te sbagli perché a me L’Opinione non mi attacca…”. E lui: “Eh eh infatti, perché quanno t’avemo attaccato noi?”. “Appunto infatti ehhhhh…”.

E alla fine l’appuntamento: “Cercamo de vedesse prima de lunedì che vo da lei… Prima che vo dalla Polverini”, suggerisce lui. “Eh! Se tu vieni su mezz’oretta prima parlamo”. 

Il dossier Battistoni con le intercettazioni della Asl finisce in mano al capo di gabinetto Giovanni Zoroddu. Per Gianlorenzo, ormai, è tutto pronto: “Domani scoppia Battistoni”, annuncia a un suo collaboratore. A un membro della segreteria dell’assessora “chiede le strategie da seguire per attaccare Battistoni”.

La Birindelli lo elogia per la “bella operazione” e gli suggerisce di inviare tutto al Corriere della Sera. Ma “si preoccupa di nascondere tale patto” col sindaco di Viterbo Giulio Marini. Al telefono gli dice che “Gianlorenzo è un pazzo, che è preoccupata per ciò che potrà riferire all’incontro con la Polverini, commentando che lei si dissocia dalle iniziative intraprese dal giornalista e che, qualora interpellata in merito alla sua amicizia col direttore del giornale, negherà tutto”.

Il doppio gioco diventa “depistaggio” concordato quando la Birindelli propone a Gianlorenzo un cambio di rotta solo apparente. Per non destare sospetti, lo “esorta a scrivere un articolo molto pesante contro di lei”. Ma è pura facciata. La macchina del fango continua.


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