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Il braccino corto di Sposetti & c.

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I dati degli eletti alla Camera nel Lazio 1 - Clicca sull'immagine per ingrandire

I contributi al Pd degli eletti alla Camera nel Lazio 1 – Clicca sull’immagine per ingrandire

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I dati degli eletti in Senato nel Lazio - Clicca sull'immagine per ingrandire

I contributi al Pd degli eletti in Senato nel Lazio – Clicca sull’immagine per ingrandire

Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni

Ugo Sposetti

Ugo Sposetti

Alessandro Mazzoli

Alessandro Mazzoli

Alessandra Terrosi

Alessandra Terrosi

Donatella Ferranti

Donatella Ferranti

– E io non pago.

Sono tempi di magra, ai partiti arrivano sempre meno soldi e allora, oltre a stringere la cinghia, ci si industria come si può.

Il Partito democratico, ad esempio, ha fatto sottoscrivere a tutti i candidati alle politiche appena passate, un impegno a versare 25mila euro ciascuno in caso di elezione. Elezione per molti versi sicura e decisa dal partito stesso con primarie o meno. I 25mila euro sono un contributo per sostenere il partito. Ma le politiche sono passate da più di quattro mesi e ancora c’è chi non ha versato un centesimo o chi lo ha fatto soltanto in parte.

Fra i parlamentari della Tuscia, Ugo Sposetti non ha pagato nulla, mentre Alessandro Mazzoli ha versato solo mille euro. In base ai dati in mano al Pd regionale al 19 giugno 2013. A quanto pare, chi viene ricandidato solitamente liquida subito il dovuto, i nuovi invece, pattuiscono di solito una dilazione. E’ il caso dello stesso Mazzoli e con molta probabilità anche Alessandra Terrosi.

Infatti, ha fatto per intero il suo dovere di contribuente democratico, Giuseppe Fioroni, che in diverse rate, ancora prima del voto aveva già dato tutti i 25mila euro.

L’intesa era infatti a contribuire ancora prima del voto, poi il termine sarebbe stato stato prorogato a immediatamente dopo, ma arrivati al 19 giugno, dal Pd regionale hanno dovuto richiamare agli impegni presi tutti i parlamentari del Lazio con una lettera.

Una lettera che non riguarda Donatella Ferrante, la quale in due rate, da quindicimila e diecimila euro ha onorato gli impegni.

Giuseppe Fioroni, invece, ha pagato in cinque comode rate da cinquemila euro l’una. Se Mazzoli è a quota mille euro, Alessandra Terrosi è a millecinquecento euro.

Chi invece ha deciso di non dare il proprio contributo, almeno fino al 19 giugno, è Ugo Sposetti, senatore della Repubblica.

La sua casella versamenti segna un triste (per la direzione regionale Pd) zero euro.

Un altro che sui numeri dovrebbe essere abbastanza preparato, è Stefano Fassina, vice ministro all’Economia e alle finanze. Eppure il suo “debito” verso il Pd non è stato ancora estinto. Risultano tre pagamenti, due da cinquemila e uno da duemila692 euro fra marzo e maggio. Niente di più.

Il segretario regionale Pd Enrico Gasbarra, al contrario già il 12 febbraio aveva versato la sua quota, 25mila euro tutti d’un colpo, così come Paolo Gentiloni, Marietta Tidei, Matteo Orfini, Fabio Melillo, Mariateresa Amici, Piero Martino Francesco Scalia, Raffaele Ranucci.

Pure Luigi Zanda già il 20 febbraio aveva versato tutto il dovuto e prima ancora di lui, in cinque pagamenti, ultimo dei quali il 29 gennaio, pure Bruno Astorre si era messo in pari col partito.

A quota zero, insieme a Ugo Sposetti, invece, ci sono Umberto Marroni, Renzo Carella, Lorenza Bonaccorsi e Maria Spilabotte.

Pure Michele Meta ha dilazionato, in undici bonifici è arrivato quasi alla meta, 24mila 500 euro, mentre Roberto Morassut per dodici effettuati si è fermato a 17mila 500 euro.

Ileana Argentin è a quota diecimila euro, Anna Maria Madia a tremila euro, Gianni Cuperlo cinquemila, così come Roberto Giacchetti, Maria Coscia, Francesco Garofani, Andrea Ferro mille euro, Marta Leonori quattromila, Monica Gregori millecinquecento, Marco Miccoli duemila, Annamaria Parente ottomila, Claudio Moscardelli ventimila euro, Monica Cirinnà diecimila, Walter Tocci cinquemila 500 euro, Giuseppina Maturani arriva a ottomila euro, Carlo Lucherini a cinquemila e Daniale Valentini si ferma a duemila934 euro.

Molti, insomma, sono rimasti insensibili ai richiami del presidente del consiglio garanzia Pd Lazio Piero Badaloni e del tesoriere Pd Lazio Antonio Olivieri.

“Sono passati tre mesi dall’insediamento delle camere – scrivono – e a oggi non avete provveduto (in parte o del tutto) ad adempiere al deliberato dalla direzione nazionale dell’8/12/2012 da voi sottoscritto al momento dell’accettazione di candidatura che prevede il versamento di 25mila euro come contribuzione degli eletti.

Vi ricordiamo che la contribuzione al partito è un impegno giuridico, oltre a rappresentare un atto d’adesione politica che va obbligatoriamente rispettato”.

Quindi i due rammentano i progressivi tagli del parlamento ai partiti, su proposta dello stesso Pd, con i contributi elettorali dimezzati: “Siamo stati costretti – ricordano – a compiere la drammatica scelta della cassa integrazione per sei dipendenti.

Inoltre permangono serie difficoltà nel mantenere gli impegni di spesa sostenuti in campagna elettorale e la difficoltà di dare continuità gestionale alla struttura.

All’impegno giuridico e politico, dunque, si somma un altro impegno, quello morale nei confronti di chi paga in prima persona il non rispetto di quanto sottoscritto all’atto di accettazione della candidatura.

Se crediamo al valore solidaristico, fondante per il nostro partito, questa inadempienza è ancora più grave”.

Seguono le coordinate per versamenti, evidentemente necessari a mantenere la struttura del Pd, seppure un dubbio rimane: chi al momento della candidatura non aveva disponibilità di 25mila euro cosa doveva fare?

Escludendo la strada di firmare l’impegno e poi non onorarlo, cos’altro rimaneva? Indebitarsi? Non candidarsi?  Veramente strano questo mondo politico.


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