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Il Flauto di Mozart tra magia e sogno

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Il maestro Stefano Vignati

Il maestro Stefano Vignati

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Tuscia operafestival - Il flauto magico

Tuscia operafestival – Il flauto magico

Tuscia operafestival - Il flauto magico - La voce narrante Sante Paolacci

Tuscia operafestival – Il flauto magico – La voce narrante Sante Paolacci

Tuscia operafestival - Il flauto magico

Tuscia operafestival – Il flauto magico

Tuscia operafestival - Il flauto magico

Tuscia operafestival – Il flauto magico

Tuscia operafestival - Il flauto magico

Tuscia operafestival – Il flauto magico – Il regista Gordon Ostrowski

Tuscia operafestival - Il flauto magico - Il maestro Vignati

Tuscia operafestival – Il flauto magico – Il maestro Vignati

Tuscia operafestival - Il flauto magico

Tuscia operafestival – Il flauto magico

Tuscia operafestival - Il flauto magico

Tuscia operafestival – Il flauto magico

–  Palme, pietre e sfingi egizie dagli sguardi enigmatici. Abiti e scene del teatro dell’Opera di Roma. Due orchestre, quella sinfonica del Tuscia operafestival e quella dei ragazzi del progetto di formazione Gioventù all’opera 2. Coro e solisti dell’International lyric academy (fotocronaca).

E’ così che ci si è calati nell’atmosfera del Flauto magico di Mozart in scena ieri sera a piazza San Lorenzo a Viterbo. L’opera è la prima in programma nel cartellone della manifestazione.

La regia è stata affidata a Gordon Ostrowski che ha proposto una versione in cui i personaggi si sono mossi in un universo segnato da simboli su una scena poco illuminata e in cui le contrapposizioni uomo-donna, bene-male e cielo-terra sono state rese dagli effetti di luce.

Un lavoro complesso a partire dell’allestimento della scena che riproduceva uno scorcio di Egitto immerso in un’atmosfera onirica, per arrivare alla musica con brani, sapientemente ritagliati dal maestro Stefano Vignati e costruiti su misura per i personaggi.

Sante Paolacci, simpatica e particolare voce narrante, è stato il primo a salire sul palco. A lui, il compito di raccontare la storia, mantenuta in lingua originale, il tedesco, per non snaturare musicalità e sentimenti.

Prioprio Paolacci è riuscito a caratterizzare i personaggi dando loro voce con tonalità che si adeguavano alle diverse situazioni. I cantanti lo hanno seguito sincronizzandosi coi movimenti. Un esperimento gradito dal pubblico da cui, di tanto in tanto, provenivano risate e commenti positivi.

Quindi l’opera ha avuto inizio. Coi giovani cantanti sulla scena che hanno messo in evidenza le qualità canore: dal principe Tamino (il tenore messicano Alfredo Martirena), alla dolce Pamina (il soprano greco Theodora Cottarel), dall’esilarante Papageno (il baritono americano Daniel Grambow) alla maestosa Regina della notte (il soprano americano Leah Barnett).

Proprio lei, nell’eseguire i vocalizzi della famosa Aria della regina della notte, nel secondo atto, ha tenuto gli spettatori col fiato sospeso fino all’ultima nota. Una potenza e una profondità che non hanno deluso.

Coinvolgente anche l’interpretazione dell’uccellatore Papageno, fedele aiutante del principe Tamino. Poco coraggioso e a tratti rozzo prima, saggio e gentile poi. Un cambiamento reso possibile dall’incontro con Papagena. Lo scambio di battute tra i due amanti ha accompagnato alla conclusione dell’opera.

Paolacci ha introdotto al finale in cui le luci basse e cupe usate per introdurre i “cattivi” sulla scena si sono contrapposte all’esplosione di tinte calde e accese che hanno illuminato il palco per il saluto dei “buoni”.

Il lungo applauso del pubblico ha chiuso la serata salutando tutti i protagonisti, a partire dai cantanti e i musicisti per arrivare al regista e al direttore d’orchestra.

Soddisfatto per la riuscita della serata il maestro Vignati. “Sono contento – ha commentato a caldo il direttore artistico del Tuscia operafestival -. Tutti i ragazzi si sono impegnati tanto per mettere in scena il Flauto di Mozart e alla fine sono riusciti a dare il meglio”.

Paola Pierdomenico


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