– Un’altra lavatrice dei capitali illeciti nella Tuscia. Stavolta è la società Bingo di Vetralla Srl.
Dopo le aziende dei fratelli Corso di Canepina e della famiglia Nucera, usate per ripulire i proventi criminali della ‘Ndrangheta, è la società viterbese a finire sotto la lente dei magistrati.
Dalle indagini della Dda di Reggio Calabria a Napoli: è l’inchiesta “Rischiatutto” dei magistrati partenopei a scoprire gli interessi di Cosa Nostra nella Tuscia. Più di cinquanta arresti che hanno portato a smantellare un’organizzazione dedita al riciclaggio di milioni di euro attraverso la gestione di gioco d’azzardo, bingo e slot-machines. Affari che facevano gola tanto alla camorra campana, con il clan dei Casalesi in prima linea, quanto alla famiglia mafiosa dei Santapaola.
Dalle carte dell’inchiesta emerge che la società Bingo Vetralla fosse al centro degli interessi dell’arrestato Antonio Padovani. Catanese di sessantun anni, Padovani è conosciuto anche come il “re delle sale da gioco”. Il pm Antonello Ardituro della Dda di Napoli lo accusa di trasferimento fraudolento di valori, “con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare l’organizzazione mafiosa denominata Cosa Nostra di cui Padovani faceva parte e da cui traeva i proventi da destinare nell’acquisto delle quote della predetta società”.
Quote, quelle della Bingo Vetralla, che avrebbero avuto intestatari solo formali. Il proprietario di fatto sarebbe stato Padovani che ne avrebbe attribuito fittiziamente ad altri la titolarità per sottrarre i beni alla confisca. Insieme a lui sono indagati anche Vincenzo La Ventura, Boanelli Gennaro e il figlio Luigi Padovani.
I tre devono rispondere anche dell’accusa di aver impiegato beni, denaro o utilità di provenienza illecita. In questo caso, si tratterebbe dei “proventi derivanti a Antonio Padovani dalla sua appartenenza all’associazione di stampo mafioso denominata Cosa Nostra”.
Infine, la funzionaria dell’Azienda autonoma monopoli di Stato (Aams) Franca Simula. La donna è indagata per aver rivelato “a Vincenzo La Ventura notizie coperte dal segreto d’ufficio di cui era a conoscenza, consistite nella situazione di insolvenza della società Bingo di Vetralla con l’Aams, così consentendo a La Ventura di avviare trattative con il legale rappresentante della società stessa e di acquisirne il controllo a costi inferiori a quanto dettato dal mercato e in assenza di altri concorrenti“.
