– Cinque indagati su undici nella saga Vinitaly. Con una regia tutta femminile.
La figura di Angela Birindelli prende forma nelle carte dell’inchiesta sullo stand Lazio al salone del vino.
All’ex assessora regionale all’Agricoltura il pm Massimiliano Siddi riconosce un “ruolo di ideazione, direzione e realizzazione materiale del programma criminoso”, consistito nel presunto affidamento di incarichi a ditte amiche.
Quei calici alzati al Vinitaly si sono rivelati amari. La Procura di Viterbo ha indagato sulle edizioni 2011-2012. E ha scoperto una Birindelli inedita.
Vinitaly, c’era una volta lo stand del Lazio…
Negli atti dell’indagine che la riguarda, insieme ad altre dieci persone, l’ex assessora fa e disfa. Impartisce ordini e direttive. In particolare sull’allestimento del padiglione del Lazio al Vinitaly.
Per il 2011, la scelta ricade su un’azienda che i magistrati riconducono all’imprenditore indagato Giuseppe Fiaschetti. Alla società, l’ex assessora, Fiaschetti, l’ex sindaco di Viterbo Giulio Marini e il funzionario Arsial Giulio Somma “procuravano un ingiusto vantaggio patrimoniale”, consistito nel presunto affidamento pilotato del servizio di comunicazione, “per un importo complessivo di 600mila euro”. Missione compiuta: la società assume l’incarico anche grazie ai solleciti di Somma, che si sarebbe adoperato per infiltrare nel Vinitaly Lazio anche un’azienda del settore ristorazione.
L’anno successivo, stesso copione. “Sollecitando in modo insistente”, la Birindelli ottiene l’ok dall’Ente autonomo fiere di Verona sempre per la stessa ditta, ma con importo raddoppiato: un milione e 200mila euro per comunicazione e allestimento del padiglione. Birindelli e il dirigente del suo assessorato Roberto Ottaviani pensano a tutto. Anche al recupero crediti per conto dell’azienda amica, secondo i pm.
Come? “Dando indebitamente disposizione agli uffici dell’assessorato, Ottaviani e Birindelli, quest’ultima in accordo anche con Fiaschetti e Marini, affinché fosse effettuato il pagamento di una somma di 500mila euro in favore dell’Arsial”. L’allora presidente dell’agenzia Erder Mazzocchi avrebbe dovuto “utilizzare tale somma, più ulteriori 200mila euro da distrarre eventualmente dalle somme destinate al pagamento degli stipendi del personale dell’Arsial, in favore dell’Ente autonomo fiere di Verona”. L’ente, a sua volta, doveva usare quei soldi “a parziale saldo” del credito dell’azienda amica, per il Vinitaly 2011.
Ma succede qualcosa di imprevisto. La ditta amica, inaspettatamente, si chiama fuori. Per gli investigatori, ce ne sono già pronte altre due da infiltrare, “indicate dalla Birindelli in pieno accordo con Fiaschetti e Marini”. Fiaschetti chiede, Birindelli esegue: gli inquirenti scrivono che è dall’imprenditore che l’assessora “aveva ricevuto la sollecitazione a esercitare pressioni sull’Ente autonomo per le fiere di Verona”. Lei promette anche di recarsi a Verona personalmente. Intanto, “dava disposizioni al suo collaboratore Ottaviani, che già si trovava a Verona” di intercedere con l’ente autonomo, “dicendogli di minacciarli, nel caso in cui non fossero state accettate le sue condizioni, di non far partecipare la Regione Lazio alla manifestazione Vinitaly e Sol 2012, di bloccare i pagamenti relativi alle edizioni precedenti e di bloccare il pagamento del bonifico di 500mila euro”.
Risultato per l’affaire Vinitaly: Somma deve rispondere di abuso d’ufficio. Birindelli, Ottaviani, Marini e Fiaschetti anche di tentata concussione.
Trasferite quel dipendente
Alla corte della Birindelli c’è anche Erder Mazzocchi.
L’ex commissario straordinario Arsial è indagato per tentata concussione e abuso d’ufficio in concorso con l’ex assessora. Ma la sua posizione c’entra poco col Vinitaly.
Le direttive dalla Birindelli, Mazzocchi le avrebbe prese sul personale Arsial e, in particolare, su Stefano Bizzarri. Stando alle indagini, l’assessora “pur non essendo titolare di alcun potere formale in relazione al rapporto di servizio di Bizzarri, dava indebitamente disposizioni a Mazzocchi di rimuoverlo dalla posizione organizzativa ricoperta […], nonché di intimargli di non presenziare fisicamente alla manifestazione Workshop 2012”.
Bizzarri, capogruppo Pd al comune di Bagnoregio, sarebbe stato costretto “a presentare domanda di trasferimento dalla sede di Caprarola a quella di Viterbo”. Tutto su ordine della Birindelli e a causa di “un forte risentimento personale e politico nei confronti di Bizzarri”.
Mazzocchi, dal canto suo, “si metteva a completa disposizione della Birindelli”, arrivando anche a sopprimere la copertina di un fax trasmessogli dall’assessorato all’Agricoltura, per coprirne l’intestazione. Era una richiesta di accesso agli atti avanzata all’assessorato dal comune di Bagnoregio, sui permessi lavorativi di Bizzarri. Il tutto sempre secondo l’accusa, ovviamente.
L’auto di servizio per “ragioni private”
Tra le ipotesi di reato formulate a carico dell’assessora c’è anche il peculato. Riguarda la macchina di servizio che la Birindelli aveva a disposizione.
Per l’accusa, l’assessora l’avrebbe usata almeno in un’occasione per fini diversi da quelli istituzionali. “Ragioni esclusivamente private e personali”, si legge nell’avviso di conclusione delle indagini, notificato pochi giorni fa a Birindelli & Co..
Di quella macchina, l’assessora “se ne appropriava, dando disposizioni che un autista partisse dalla sede di Roma, la venisse a prendere presso la sua abitazione di Bolsena e la accompagnasse a Viterbo”.
Stefania Moretti


