– Macchina del fango, chiusa l’inchiesta.
E’ arrivata al punto l’indagine sull’ex assessore regionale Angela Birindelli. Per polstrada e polizia giudiziaria è il momento di tirare le somme.
Dopo un anno e quattro mesi di interrogatori e sopralluoghi il pm Massimiliano Siddi e i suoi uomini hanno chiuso il cerchio. L’inchiesta sulla partecipazione al Vinitaly della Regione Lazio, sui cento milioni del Piano di sviluppo rurale e sulla macchina del fango a mezzo stampa è ufficialmente al capolinea.
Undici gli indagati che, ieri pomeriggio, hanno ricevuto gli avvisi di conclusione delle indagini. Quindici pagine che contengono l’inchiesta in estrema sintesi.
All’appello manca solo una dipendente regionale, iscritta in un primo momento nel registro degli indagati e poi archiviata.
Gli altri ci sono tutti. Oltre all’ex assessore regionale all’Agricoltura, figurano i giornalisti viterbesi Paolo Gianlorenzo e Viviana Tartaglini e la loro presunta rete di informatori: i dipendenti pubblici Sara Giuseppina Bracoloni (Asl), Rosalba Rubuano (Comune) e Luciano Rossini (Agenzia delle entrate). Per la Regione, c’è il dirigente Roberto Ottaviani. Per l’Arsial, l’ex commissario straordinario Erder Mazzocchi e l’ex dipendente Giulio Somma. E infine l’imprenditore Giuseppe Fiaschetti e l’ex sindaco di Viterbo Giulio Marini.
L’avviso di conclusione delle indagini prelude a una richiesta di rinvio a giudizio. Gli indagati hanno venti giorni per depositare memorie o chiedere interrogatori. Ma con la pausa estiva di mezzo, i tempi si dilatano. E’ probabile che, per ora, le difese si limiteranno a prendere visione delle carte, rimandando a settembre qualsiasi tipo di iniziativa.
Il fascicolo è corposo. In ballo c’è una parte dei soldi spesi dall’assessorato all’Agricoltura. Dai cento milioni di euro del Piano di sviluppo rurale, da ripartire tra le aziende del Lazio, fino all’allestimento dello stand regionale al Vinitaly. Passando per la delibera di stanziamento di 18mila euro in favore di un quotidiano locale. Sulla carta, una pubblicità per iniziative dedicate al settore ovicaprino. Ma per gli inquirenti, si tratterebbe del prezzo concordato con l’allora direttore in cambio della macchina del fango a mezzo stampa contro i nemici dell’assessora.
I reati contestatati a vario titolo sono tentata estorsione, tentata concussione, corruzione, minacce, ingiurie, detenzione abusiva di arma, appropriazione indebita, falso in scrittura privata, rivelazione di segreti d’ufficio, sostituzione di persona, abuso d’ufficio, soppressione e occultamento di atti, peculato.




