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Marini: Il finanziamento al giornale di Gianlorenzo inopportuno e fuori mercato

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Marini esce dalla procura

Giulio Marini esce dalla procura dopo l’interrogatorio del settembre 2012

Marini esce dalla procura
Marini esce dalla procura

L'ex assessore regionale Angela Birindelli in procura per l'interrogatorio

Angela Birindelli durante una pausa del lungo interrogatorio reso a marzo

L'ex assessore regionale Angela Birindelli all'uscita della procura

L’ex assessa regionale Angela Birindelli all’uscita della Procura

L'ex assessore regionale Angela Birindelli all'uscita della procura

Inopportuno il contributo dell’assessorato regionale all’Agricoltura al giornale di Paolo Gianlorenzo.

E’ l’ex sindaco di Viterbo Giulio Marini a riferirlo al pm Massimiliano Siddi.

L’occasione è l’interrogatorio che l’ex primo cittadino ha reso il 27 settembre scorso in Procura, davanti al magistrato titolare dell’inchiesta Vinitaly-macchina del fango.


L’interrogatorio di Marini

Marini rispose per quattro ore alle domande del pm.

Una riguardava un paio di telefonate con l’ex assessora regionale all’Agricoltura Angela Birindelli, indagata di spicco dell’inchiesta. L’ex sindaco esprimeva le sue riserve sui 18mila euro a favore del giornale di Paolo Gianlorenzo, altro indagato di primo piano proprio per il presunto accordo corruttivo con l’assessora: soldi in cambio della feroce campagna stampa contro il suo nemico Francesco Battistoni.

“In entrambe le conversazioni – dichiarava Marini nell’interrogatorio – mi riferisco al fatto che, a mio avviso, il contributo stanziato dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio a beneficio della testata di Gianlorenzo fosse assolutamente inopportuno e fuori mercato, considerato lo spessore di tale testata”. “L’Opinione di Viterbo”, all’epoca, era uno degli organi di informazione di minore risonanza, nel Viterbese.

I rapporti tra Marini e Gianlorenzo, comunque, non sono finiti sotto la lente della Procura. E’ il capitolo sull’organizzazione del Vinitaly a riguardare da vicino l’ex sindaco, indagato per abuso d’ufficio e tentata concussione. Per l’accusa, Marini si sarebbe impegnato a favorire una ditta riconducibile all’imprenditore Giuseppe Fiaschetti nell’affidamento del servizio di comunicazione e allestimento del padiglione del Lazio. Lui, interrogato dal pm, dice di non sapere neppure se Fiaschetti “abbia un qualche ruolo” nell’azienda in questione.

“Conosco Giuseppe Fiaschetti da circa cinque-sei anni per ragioni legate alla sua entrata nella compagine societaria della Viterbese calcio – dichiarò Marini all’epoca -. Sono diventato in seguito suo grande amico, sebbene militi in posizioni politiche diverse”. 

Gli si contestano gli incontri – che Marini definisce “di carattere politico” – e le telefonate con l’ex assessore Birindelli. Gli inquirenti ritengono che Marini fosse il “suggeritore” dell’assessora. O più esattamente che avesse un “ruolo ombra nella gestione degli affari amministrativi formalmente espletati dall’assessore”. Marini, in proposito, replicò che quelli dati al telefono erano “meri consigli” a una Birindelli “preoccupata per il cattivo esito della manifestazione”. Una richiesta di “aiuto concreto”, in ragione degli stretti rapporti tra l’ex sindaco e l’imprenditore.


 L’interrogatorio della Birindelli

Ma i rapporti erano stretti e amichevoli anche tra Fiaschetti e l’assessora, e tra l’assessora e l’ex sindaco. Del resto, è proprio per tirare Marini fuori dai guai che la Birindelli acconsente a rispondere alle domande del pm. E’ la prima cosa che dichiara, varcando la soglia dell’ufficio del pm Siddi il 26 marzo scorso.

Intendo rispondere esclusivamente sui fatti relativi alla manifestazione denominata Vinitaly in quanto ritengo di avere un obbligo morale nei confronti di Giulio Marini, persona che so essere coinvolta nel presente procedimento proprio con riguardo a tale contestazione”. Su tutti gli altri capitoli dell’inchiesta, Gianlorenzo compreso, l’assessora preferì sorvolare, in attesa di leggere le carte.

Quell’interrogatorio di sette ore servì a ricostruire da capo la vicenda Vinitaly. Nel 2011, “i disavanzi che la gestione dell’Agenzia (Arsial, ndr) presentava” convincono la Birindelli a un cambio di rotta: “avocare all’assessorato all’Agricoltura, per il futuro, l’organizzazione di tutte le manifestazioni fieristiche, compreso il Vinitaly”. Nell’edizione 2011, sottolineava la Birindelli, “Marini non ha avuto alcun ruolo”. Gli inquirenti le facevano notare che il presidente dell’Arsial Erder Mazzocchi aveva detto il contrario: Fiaschetti gli sarebbe stato presentato da Marini e Birindelli come “persona che avrebbe curato la comunicazione sia della manifestazione Vinitaly sia di tutte le manifestazioni nazionali e internazionali che sarebbero state organizzate dalla Regione Lazio”. Lei confermava l’incontro con Mazzocchi, ma smentiva la frase di Marini.

Per il 2012, la Birindelli sostiene che fosse “pacifico” che il servizio fosse nuovamente affidato a Fiaschetti: da Verona le avevano “proposto lo stesso format” dell’anno prima. L’accusa ritiene, invece, che l’assessora abbia fatto un pressing eccessivo sui vertici dell’Ente Verona Fiere, dando disposizione al direttore dell’assessorato Roberto Ottaviani di insistere, al punto di minacciarli di non far partecipare il Lazio al Vinitaly se non alle condizioni imposte: non più la ditta iniziale di Fiaschetti, che nel frattempo aveva rinunciato, ma altre due. Sempre riconducibili all’imprenditore.

Credo che Fiaschetti abbia fatto questo perché nutriva un forte sentimento di amicizia nei miei confronti e non voleva mettermi in difficoltà rispetto al buon esito della manifestazione”, ha spiegato l’assessora nell’interrogatorio. E sulle pressioni di cui sopra, negò categoricamente: “Ribadisco di non aver mai condizionato la scelta dei soggetti e/o delle ditte che, per conto dell’Ente Verona Fiere, avrebbero dovuto svolgere i servizi di comunicazione e allestimento del padiglione laziale in relazione al Vinitaly 2011 e 2012″.


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