– “Mi ha presa per il collo e spogliata. Voleva fare sesso con me, ma avevo le mestruazioni. Mi ha detto: Pazienza, vorrà dire che mi farai qualcos’altro”.
La 30enne romena aggredita mentre dormiva insieme al compagno racconta così la violenza sessuale che avrebbe subito nella sua casa a Vetralla. La sua deposizione, ieri mattina, in tribunale, è stata la cronaca di una notte da dimenticare. Testimoniava contro Adriano Ciubotaru, l’uomo accusato di averla picchiata e costretta ad avere un rapporto orale. Subito dopo, per sfuggire a ulteriori abusi, si è gettata dalla finestra. Di quel volo ha ancora i segni ben visibili: in aula entra col piede gonfio e fasciato e con l’aiuto delle stampelle.
Più che scioccata sembra arrabbiata per quello che le hanno fatto. Per circa un’ora risponde alle domande di pm, giudici e avvocati.
Ciubotaru fa irruzione nella sua camera da letto alle 2 del mattino dell’11 giugno. Per entrare, sfonda la porta del piccolo appartamento in via Borgo vecchio. La coppia dorme. Lei è la prima a svegliarsi, richiamata da rumori sospetti.
“Ho detto al mio compagno di vestirsi, che stava entrando qualcuno – racconta in romeno, con l’interprete che traduce -. In un attimo ce lo siamo ritrovato in camera e subito ha cominciato a picchiare il mio compagno. Gli ho chiesto perché. Sono stata presa per il collo e portata al piano di sotto”.
Ciubotaru la trascina in un altro appartamento. “Un luogo in cui i cittadini romeni dormono nella più totale promiscuità”, ha spiegato il comandante dei carabinieri di Vetralla Adriano Marzi, sentito anche lui come teste.
L’altro alloggio è pieno di gente. Ma Ciubotaru fa andare via tutti. Ascoltate in aula, quelle stesse persone si contraddicono. Uno di loro prima riferisce ai carabinieri di essere stato minacciato insieme agli altri, poi minimizza. “Ci ha detto solo di andarcene a prendere un caffè”. Il pm Fabrizio Tucci chiede la trasmissione degli atti in procura per procedere, eventualmente, per falsa testimonianza.
Rimasti soli, Ciubotaru allunga le mani. “Mi ha spogliata completamente. Mentre lo faceva mi ha dato talmente tanti schiaffi che non ho potuto mangiare per due settimane. Gli ho detto che avevo le mestruazioni e non potevo fare sesso. Mi ha risposto che avrei dovuto fargli lo stesso qualcosa. A quel punto, mi ha costretta a inginocchiarmi e ad aprire la bocca. Quando, poi, il mio compagno ha bussato alla porta io, per paura che fossero altri uomini che volevano violentarmi, mi sono rivestita e lanciata dalla finestra”.
La 30enne e il compagno sono parti civili, assistiti dagli avvocati Stefano e Floriana Clementi. La difesa, invece, è rappresentata dagli avvocati Giorgio Natoli e Lucia Schifitto, che insinuano dubbi sull’attendibilità della donna.
“Troppe cose non tornano – dichiara Natoli -. La signora si contraddice su tutto: tempistica, modalità dello stupro. Arriva il compagno che sta per soccorrerla e lei si butta dalla finestra, ma non prima di essersi rivestita. Perché? Peraltro la sua versione non collima neanche con alcuni particolari riferiti dai testimoni. Tutte discrasie che dovranno essere chiarite nel processo”.
Ciubotaru aveva chiesto il rito abbreviato condizionato all’ascolto della donna. La richiesta è stata rigettata. L’istruttoria si è chiusa ieri, con l’ascolto di sei testimoni: la 30enne, il compagno, due carabinieri e due testimoni. La sentenza è fissata al primo ottobre.
Stefania Moretti

