– Fontana grande è patrimonio cittadino e regionale.
Fontana grande a Viterbo è patrimonio universale e va salvato assieme alla sua piazza. E assieme ad esso, come ha già sottolineato anche il sindaco Leonardo Michelini, vanno valorizzate tutte le altre fontane viterbesi all’interno di un percorso unico e in sinergia con le altre realtà architettoniche della città dei Papi.
Un percorso che preveda una svolta coraggiosa, un nuovo modo di pensare alla città e alla qualità della vita dei suoi cittadini. E in tale direzione, la sollecitazione partita da Tusciaweb è importante e decisiva. Decisiva per lavorare insieme a un modello di sviluppo che vada verso la progressiva chiusura delle piazze del centro storico al traffico (fotocronaca).
Fontane e quartiere medioevale non possono più essere vie di passaggio per le automobili o addirittura parcheggi, ma luoghi di valorizzazione della ricchezza culturale che esprimono a ogni passo, a ogni sguardo. Un risultato che va raggiunto progressivamente e in accordo con le realtà produttive cittadine e le loro rappresentanze.
Dobbiamo avere coraggio. Dobbiamo avercelo tutti: sindaco, cittadini, commercianti. Senza alcuna paura di perdere la possibilità di lasciare la macchina a pochi passi da casa. Senza il timore di perdere consensi. Perché non c’è nulla da perdere, ma spazi da riconquistare alla vita e alla bellezza. Una città al servizio dei suoi abitanti. Una città che riparte dalle sue ricchezze, dai suoi palazzi storici, dalle sue piazze e dalle sue fontane.
Una scelta che va fatta e condivisa trasversalmente al di là delle appartenenze e senza perdere tempo. Una scelta di civiltà, un grande atto di responsabilità verso Viterbo e le generazioni future, verso noi stessi.
Un percorso che va portato fino in fondo con passione, avvalendosi delle professionalità e delle competenze necessarie. Una svolta che ci vedrà sempre al fianco della giunta Michelini. Cittadini e turisti, quando camminano per strada, non devono più guardarsi dalle macchine o fare degli slalom per arrivare ai piedi di una fontana.
Devono poter guardare in alto e ammirare i gioielli della città, la sua identità storica e culturale costruita nel corso dei secoli. Devono riscoprire la sua bellezza e assieme ad essa la produzione tipica e le eccellenze del territorio. Acquistare prodotti dai suoi commercianti e rilanciare l’economia e la crescita cittadina prendendo il toro per le corna.
E in tal caso, il toro è la crisi che si può affrontare solo partendo dalle nostre risorse come le splendide fontane e piazze viterbesi. Ma per farlo, è fondamentale anche ripensare il modello di sviluppo della città stessa. Per salvare le fontane, le piazze, per aprire il centro storico al turismo e alla vita quotidiana liberandolo dalle macchine, è necessario dire basta anche al consumo di suolo che in questi ultimi vent’anni ha caratterizzato Viterbo.
Bisogna saper dire basta al cemento nelle campagne e invitare gli imprenditori a investire sulla ristrutturazione degli edifici storici. Senza dimenticarsi di portare servizi e qualità nelle periferie collegandole con efficienza al centro storico per rendere unico il tessuto urbano e sociale prima che sia troppo tardi. Prima di trovarci di fronte a due città distinte l’una dall’altra. Da una parte la roccaforte del centro storico, dall’altra una periferia con contraddizioni socio-economiche tipiche di una metropoli. Dobbiamo rivalutare e salvare il nostro medioevo, non piombare in un “nuovo medioevo” con la città arroccata su sé stessa e tutto attorno, non la campagna medievale, ma cemento e crisi.
Riccardo Valentini
Consigliere regionale, capogruppo di Per il Lazio
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