– Era arrivato a chiamarla anche quaranta volte in un giorno.
Tre anni fa lei lo aveva denunciato per stalking, esasperata dai continui tentativi del suo ex di riallacciare una storia ormai chiusa. Prima di sporgere denuncia aveva aspettato due mesi, nella speranza che, prima o poi, si sarebbe rassegnato. Invece lui ha continuato a telefonare. Fino all’arresto del novembre 2011.
Ieri la condanna dell’uomo a sei mesi, inflitta dal tribunale di Viterbo.
L’avvocato Stefania Sensini, parte civile per la donna, lo ha definito “un caso di scuola: lui, violento fisicamente e verbalmente, viene lasciato da lei, ma non se ne fa una ragione. Quindi comincia a perseguitarla”.
Continua telefonate, ma non solo. La signora di Viterbo si vedeva rompere sistematicamente gli specchietti retrovisori della sua macchina. Una specie di ritorsione per le mancate risposte alle telefonate di cui lui la tempestava.
“Una persecuzione – ha continuato l’avvocato Sensini -. La signora ha cambiato casa e numero di cellulare. Ma neanche questo è bastato a fermarlo: è riuscito a procurarsi il numero fisso e ha continuato a chiamare”.
Quattro i processi in corso tra la coppia, due dei quali per stalking. In tutti lei si è costituita parte civile. Fatto che ha dato alla difesa lo spunto per ritenere che ci sia una “convenienza economica dietro a quell’accanimento giudiziario”. “La signora è chiaramente interessata – ha dichiarato nella sua arringa l’avvocato Vito Castronuovo -. Tra i vari procedimenti, ha chiesto una somma esorbitante. Paragonabile a quella chiesta dalla moglie di Berlusconi”.
Nel processo di ieri mattina, la parte civile aveva chiesto 50mila euro per danni non patrimoniali, provvisionale immediatamente esecutiva di 25mila euro e risarcimento da stabilire in sede civile. Cifre ridotte dal giudice Eugenio Turco in 7mila euro: 2mila di spese di parte civile e 5mila di provvisionale.
