– All’ultima udienza per lo stupro di Montalto di Castro non era presente, ma avrebbe voluto esserci. Daniela Bizzarri, che da ex consigliera provinciale di Parità ha seguito tutto il processo, interviene sul motivo che, ieri, l’ha tenuta eccezionalmente lontana dall’aula.
“Un proverbio dice “A pensar male si fa peccato” – scrive la consigliera comunale – ma il caso dell’udienza relativa allo stupro di Montalto di Castro, che ieri non si doveva tenere per sciopero degli avvocati e che invece si è svolta regolarmente in assenza della madre, delle associazioni femminili, dell’Udi e di tanti altri, ha dato un po’ a tutti la sensazione che si volesse svolgere silenziosamente”.
Bizzarri e le donne dell’Udi (Unione donne italiane) erano in fermento già dai giorni precedenti l’udienza. “L’8 e il 9 luglio – informa la consigliera -, dalle 20,30 alle 21,30 sul lungotevere, davanti al tribunale dei minori di via dei Bresciani, era stato promosso dalle donne Udi un presidio per chiedere che la messa in prova non fosse un’ulteriore presa in giro dell’idea stessa di giustizia. La nostra presenza massiccia per il giorno 11, evidentemente, ha fatto scattare il meccanismo sopra descritto, tant’e vero che sia io, sia le donne Udi, sia mamma Agata e la giovane ragazza hanno appreso i fatti da alcuni articoli di stampa e da una telefonata dell’avvocato della ragazza in tarda serata”.
“Da quanto abbiamo appreso anche dall’avvocato – continua Bizzarri – la messa in prova succintamente consisterebbe, per alcuni giovani, nella durata di un anno e cinque mesi, per altri di un anno e dieci mesi, nei quali dovranno svolgere lavori socialmente utili, potranno continuare a studiare o lavorare. Il servizio civile, in particolare, dovrà essere espletato presso associazioni romane che assistono donne in difficoltà, madri disoccupate, ragazze abusate, dalle dodici alle diciotto ore settimanali. Trascorsi tali termini, e in base al giudizio che sul loro comportamento sarà dato dagli assistenti sociali e dal giudice delegato a seguire i loro progressi, il reato sarà estinto”.
Bizzarri e le donne dell’Udi non l’hanno presa bene. E non solo loro. “Mamma Agata e la giovane vittima sono rimaste basite. La ragazza, dopo la decisione, per sfinimento e per tutte le pessime ripercussioni ricevute aveva deciso di mollare, ma finalmente ha avuto una grande e coraggiosa reazione: se ci saranno le possibilità, intende fare ricorso contro questa decisione e tipologia di messa in prova. Non ci sta più. Nonostante tutto ha ancora la voglia di lottare”.
Bizzarri ringrazia per la solidarietà Barabara Benedetti di Fratelli d’Italia, aggiungendo che, “magari ci sarebbe piaciuto fosse espressa anche con partecipazione dal lontano 2007 e, specialmente, nell’ultima udienza dove abbiamo sofferto e sperato che fosse fatta giustizia. Noi oggi, fortunatamente siamo tante – conclude – e abbiamo deciso di fare quadrato intorno alla ragazza e alla loro famiglia, ci siamo messe a disposizione per qualsiasi forma di aiuto, di conforto, di lotta e di partecipazione”.
