– Nuovo sequestro nell’ambito dell’indagine sui tesori di Palazzo Spreca.
I sigilli, stavolta, sono stati messi a un’edicola lavabo con decori rossi e oro e a numerosi pezzi dell’antico portale di ingresso alla sala che custodiva gli affreschi delle virtù profane.
Proprio da questi era partita l’indagine della procura di Viterbo: l’intero ciclo delle 14 opere è stato staccato dalle pareti del palazzetto nobiliare di via Santa Maria Egiziaca. Se ne accorse il professor Enzo Bentivoglio che, visitando la Biennale internazionale di antiquariato di Roma a Palazzo Venezia, riconobbe uno degli affreschi, datati fine Quattrocento.
La polizia giudiziaria di Viterbo andò fino a Spoleto per riportare a casa l’intero ciclo. Un patrimonio artistico di inestimabile valore, che sarebbe andato smarrito per sempre senza l’intuizione del professore e l’intervento degli investigatori.
Nel registro degli indagati è finito prima l’antiquario che aveva messo in mostra gli affreschi, per ricettazione e violazione delle norme sul patrimonio artistico. Dopo di lui, il proprietario dell’edificio, per il quale si ipotizza la distruzione di beni dello Stato, in relazione all’abbattimento di parte di un palchettone del Quattrocento, un controsoffitto antico di grande valore.
Una terza persona è finita nell’inchiesta coordinata dal procuratore capo Alberto Pazienti. Ma sulla sua identità, almeno per ora, gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo. Quel che è certo è che, per ora, due indagati su tre sono viterbesi.
Gli accertamenti in corso mirano a ricostruire quando e come gli affreschi siano stati strappati dal palazzo.
Il disbrigo delle pratiche per lo svincolo del palazzo, ceduto dalla Soprintendenza ai privati, sarebbero iniziate nel 1989. La vendita, comunque, sarebbe avvenuta in tre momenti diversi, dall’89 al 2000. L’immobile è stato, praticamente, diviso in più unità e comprato da più privati. Da qui, la prima difficoltà: non esiste un unico proprietario del palazzo, ma ce n’è uno per ogni porzione.
Difficile dire in che anno le 14 virtù profane siano state staccate dalle mura di Palazzo Spreca, nel pieno centro di Viterbo, in via Santa Maria Egiziaca. Ci sarebbe chi dice che nel ’95 erano ancora lì. Esisterebbero, dall’89 in poi, autorizzazioni per lavori di restauro. Ma l’indagine è ancora in corso ed è tutta in evoluzione.


