– Doveva lasciare il carcere di Civitavecchia stamattina. Invece è ancora reclusa a Borgata Aurelia.
Il destino di Ala Ceoban è tutto da scrivere. Per la 28enne condannata per favoreggiamento nell’omicidio della sorella Tatiana e della nipote Elena, cadeva ieri il quarto anniversario di detenzione.
Le manette ai polsi della badante scattarono il 5 agosto 2009. Era accusata di aver aiutato il suo amante-cognato Paolo Esposito, a disfarsi dei cadaveri della sorella Tatiana Ceoban e della figlia di 13 anni Elena.
Nel 2011, i giudici di primo grado l’hanno condannata all’ergastolo per concorso in duplice omicidio e occultamento di cadavere. Sentenza riformata in appello a otto anni per favoreggiamento. Quattro dei quali finiti di scontare ieri.
Ed è proprio qui il problema. La difesa della ragazza, rappresentata da Pierfrancesco Bruno, ha fatto istanza di scarcerazione al giudice, ritenendo comunque scaduti i termini di custodia cautelare.
Ma Ala è ancora in carcere. Non è dato sapere perché.
E’ possibile che la libertà, per la ragazza, sia questione di giorni. I giudici potrebbero scarcerarla, accogliendo l’istanza del difensore. L’altra ipotesi ancora aperta è che la respingano, valutando non ancora scaduti i termini di custodia.
Sulla posizione di Ala, infatti, la Procura generale della Corte d’appello ha fatto ricorso in Cassazione. L’udienza è fissata al 15 novembre.
La sentenza d’appello, quindi, non è definitiva. Proprio per questo, non è escluso che, per il conteggio dei termini, i giudici possano tenere conto non della sentenza d’appello, ma di quella di primo grado. In tal caso, la scadenza dei termini slitterebbe al 2015.
