Riceviamo e pubblichiamo – Cominciamo male.
Nel silenzio più assoluto dei dirigenti, dell’assessorato, dei consiglieri regionali, si fa strada – per indiscrezioni – l’ipotesi che quest’anno i cacciatori laziali non potranno fare il primo di settembre nemmeno quella giornata di preapertura, così come previsto dalla legge 157/92 e come faranno tutte le regioni italiane, a cominciare dalle confinanti Toscana e Umbria, che da tempo hanno certezze in merito.
E non per ricorsi ambientalisti a maldestri provvedimenti; semplicemente perché così pare voglia da subito il presidente Zingaretti, che dovrebbe firmare l’apposito decreto.
Comunque sia, già non è corretto che amministrazioni provinciali, organi di vigilanza, ambiti territoriali, insieme a tutto il mondo venatorio siano lasciati nella più totale disinformazione; ignari anche – se non di atti formali – almeno di volontà chiare e confronti espliciti.
Un modo approssimativo e solitario di amministrare.
Nel merito poi non c’è una sola ragione tecnica o normativa perché la normativa nazionale non trovi applicazione nel Lazio e non si consenta l’esercizio venatorio, pur con tutte le limitazioni e le prescrizioni previste e ampliamente sperimentate, alle specie opportuniste e quelle contemplate a norma di legge.
Il solo motivo sarebbe una strizzata d’occhio “politica” agli ideologismi animalisti metropolitani, da scambiare con chissà che.
Già il calendario venatorio, qua e là, contiene astruserie incomprensibili, che hanno questo segno “verde”. Non c’è quindi nessuna novità, nonostante i buoni propositi riformatori di Zingaretti. Come al solito il mondo della caccia vien usato come capro espiatorio; tutti contenti e poi allegramente impegnati a consumare territorio agro-silvo-pastorale e favorire processi produttivi e stili di consumo inquinanti, quelli sì, predatori di natura.
Per quello che conta, non siamo d’accordo e sappiano i nuovi amministratori regionali che saremo determinati a contrastarli, con la stessa autonomia e la stessa coerenza che usiamo nei confronti di tutte le amministrazioni. Sempre per quello che conta, sollecitiamo quindi la Regione ad adottare subito un provvedimento che metta in linea il Lazio almeno con le regioni confinanti.
Comitato provinciale Arcicaccia
