(s.m.) – Caso Manca, un testimone scompiglia le carte.
Dice di chiamarsi Mario La Barbera e di lavorare all’ospedale di Castelvetrano, in provincia di Trapani. Ma non è dato sapere se il suo profilo Facebook sia autentico o meno.
Di certo, ieri sera, sempre su Facebook, ha fatto capire di saperla lunga su Attilio Manca e su un suo supposto incontro con Bernardo Provenzano.
La Barbera descrive i particolari sulla bacheca di Gianluca Manca, fratello del giovane medico siciliano morto a Viterbo nel 2004. Secondo il sedicente testimone Attilio Manca e Bernardo Provenzano si incontrano un anno prima all’ospedale di Castelvetrano. Scrive sul profilo di Gianluca, ma si rivolge alla madre Angela. Un racconto lungo e, a tratti, confuso. “Gentile signora, suo figlio era in Castelvetrano il 5 maggio 2003 ricoverato in ortopedia, appoggiato in chirurgia generale perché troppo piena… io stesso ho preparato la stanza undici per un vecchio che dovevo assistere… ma che forse era già ricoverato nell’altro reparto… sapevo che era per prostata ma non capivo di prima mattina x in ortopedia… intuivo che c’era qualcosa che non andava… dopo un po’ fatto il letto, si presentava alle ore 7,45, un vecchio di statura piccola”.
In quell’uomo La Barbera dice di aver riconosciuto Bernardo Provenzano, anche se “si era presentato come Gaspare Troia…”. Stando alla descrizione dell’utente Facebook, con il boss c’erano quindici persone tra cui “Salvatore Lo Piccolo e il figlio Sandro”. “Sentivo dire che c’era un medico famoso di Roma. Proprio così, mai Viterbo, che era esperto in tumori di prostata, che sapeva solo lui fare tale intervento. Ma che ci veniva a fare a Cv, se c’erano altri ospedali… boh… era vestito coi pantaloni e dolcevita mattone che ha in foto, ma capelli che coprivano le orecchie….un dolcevita a maggio… strano… sembrava buttato dal letto… io sono stato vicino a lui e era circondato come se era un coniglio in mezzo ai serpenti…”.
La Barbera sembra fare riferimento anche al mafioso Francesco Pastoia, morto suicida in carcere nel 2005. Lo stesso che, intercettato, e avrebbe parlato della visita di un urologo a Provenzano nel suo rifugio. Non fa nomi. Ma scrive che il medico “veniva preso a braccio da due esseri, tra cui il figlio sandro e uno figlio di un tale che si è impiccato”. Proprio così è morto Pastoia.
La Barbera continua su Attilio: “Era circondato peggio di uno che volesse scappare, sono andati dal primario e si sono chiusi… io turbato… poi suo figlio gli ha detto la diagnosi, visto che ero a pochi centimetri, con voce tutto che limpida e accento strambo, quasi di paura….ma che razza di dottore è… me lo sono chiesto x tanto tempo… poi ho capito… c’erano, poi li ho visti su il mensile s e ho provato panico, tutti boss, tra cui l’impiccato e un brutto, grosso, coi occhi celesti, mafioso di Carini, il figlio Angelo Provenzano che firmava fogli e uno brutto che poi solo di recente ho riconosciuto come Messina Gerlando di ag….insomma un summit… ora basta… ecco la verità su suo figlio e mi dimentichi… sono in galera e si consoli… non cerchi di mettersi in contatto… ho paura e panico…”.
La Barbera non sembra disposto a parlare con gli inquirenti. Dice di voler essere dimenticato. Anche dai giornali.
Ma la sua testimonianza, ammesso che non si tratti dell’opera di un mitomane, potrebbe spianare una nuova strada alle indagini sul caso Manca. La stessa strada indicata dai familiari del giovane medico: la cosiddetta pista Provenzano.

