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Ci vogliono trenta giorni, ma solo a Topolinia

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Il regolamento del consiglio comunale

Il regolamento del consiglio comunale

L'articolo del regolamento del consiglio comunale

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Giacomo Barelli, assessore alla Cultura

Giacomo Barelli, assessore alla Cultura 

(g.f) – Se è vero che sbagliando s’impara, prima della fine dell’estate l’assessore Giacomo Barelli ne saprà una più del diavolo.

Dal suo insediamento alla Cultura, ogni giorno ce n’è una. Meno male che Barelli ha il suo santo protettore.

San Leonardo da Coldiretti deve fare gli straordinari per metterci una pezza e oggi gli tocca pure dare ripetizioni di matematica.

Al capogruppo Pdl Ubertini che si lamenta perché ancora non ha ricevuto risposta sull’organizzazione degli spettacoli a Ferento, per i quali ha presentato regolare accesso agli atti lo scorso 9 agosto, Barelli ha risposto che c’è tempo.

“Siamo ancora nei termini di legge – dice Barelli – dato che ci sono trenta giorni per rispondere a una richiesta agli atti.

Il 19 agosto Ubertini avrà i documenti, venti giorni prima dei termini previsti dalla legge”.

Bene. Barelli dà prova di conoscere la norma. Peccato che sia quella sbagliata.

I trenta giorni massimo si riferiscono a qualsiasi cittadino che chiede al comune d’entrare a conoscenza d’atti.

Solo che Claudio Ubertini è pure consigliere comunale e quindi la sua richiesta segue una corsia preferenziale, in quanto deve assolvere al compito di controllo dell’attività amministrativa.

Entra in gioco il regolamento per il funzionamento del consiglio comunale.

Titolo secondo, capo secondo, articolo 31, comma 4: “La richiesta in visione di atti o documenti è gratuita e deve avvenire durante l’orario d’ufficio, previo accordo con il competente ufficio, il quale provvederà, compatibilmente con le esigenze organizzative e comunque nel termine massimo di cinque giorni, nel caso in cui la documentazione fosse particolarmente complessa”.

Quindi, entro cinque giorni a Viterbo, entro trenta forse a Topolinia.

 


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