Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore,
scrivo questa breve lettera a più mani, idealmente. Lo faccio a pochi giorni dalla archiviazione ufficiale del caso di Attilio Manca.
Lo faccio perché credo che tante persone, in tutta Italia e certamente non solo qui in città, avranno appreso con profonda delusione la decisione del tribunale di Viterbo.
Queste righe partono dal presupposto che ci sia grande rispetto e fiducia delle e nelle istituzioni.
Proprio per questo ci chiediamo come sia possibile che di fronte a evidenti interrogativi sulla scomparsa di un giovane medico non si ritenga doveroso approfondire ogni possibilità di indagine.
Chi gestisce queste situazioni speriamo consideri che qualsiasi vittima è un figlio, un’anima da proteggere e alla quale tributare giustizia.
Da quasi dieci anni le stesse domande non hanno ricevuto risposta. La dinamica della scomparsa di Attilio Manca è fin troppo misteriosa. Le coincidenze lampanti. I dubbi a decine su spostamenti, telefonate, oggetti, persone. Perché non si è voluto dar seguito al legittimo desiderio di verità?
Gli appelli in tal senso di tante persone vicine alla splendida famiglia Manca, da don Ciotti a Salvatore Borsellino passando dalle tante voci delle Agende rosse di tutto il paese, non potranno cadere nel vuoto.
Mai come in questo caso è tanto vero che siamo in tanti a conoscere la verità non solo con la ragione ma anche col cuore.
Giuseppe Anelli
Responsabile Provinciale Agende Rosse

