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“Essere lesbica non è una passeggiata”

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Lucia Rapicano

Lucia Rapicano

Riceviamo e pubblichiamo – Essere lesbica non è una passeggiata.

Non è che ti svegli un bel giorno e decidi “massì oggi mi sento punk, lesbica o lady Gaga“. E’ una cosa che hai dentro sin dalla nascita e che ti costringono (la società, la famiglia, i pregiudizi) a rinchiudere forzatamente e a non guardarti dentro.

Quindi non è già semplice né facile capire chi o cosa si è, poi non è facile accettarsi benché minimo farsi accettare che diventa una missione impossibile. Il minimo che si possa fare per aiutare le persone come noi è darci la libertà di essere ciò che siamo in totale uguaglianza.

Negli anni mi sono imbattuta in relazioni via via sempre più complicate, sbagliate, allucinanti, con uomini con evidenti disturbi psico-comportamentali. Fino a un anno fa ero, insomma, un’agitata, complicata, nevrotica, ragazza con la valigia, sempre alle prese con il suo lavoro e i problemi in famiglia.

Quello d’imbattermi sempre in relazioni oltre l’’umana comprensione con esseri di sesso maschile ancora in evidente lotta con loro stessi, era una cosa che avevo indubbiamente ereditato. Da brava masochista sembrava mi cercassi col lanternino le relazioni più disastrose che una donna possa correre il rischio d’’incontrare.

Ma in fin dei conti sin dalla mia adolescenza, mai ho sentito, parlato o letto su alcuna rivista, di lesbiche e benché minimo di amore fra due persone dello stesso sesso. Quindi come potevo capire la mia natura se crescevo in un ambiente ovattato dall’idea che crescere significava diventare maturi e di conseguenza avere una famiglia era una bella cosa e che per averla il rapporto era costituito solo ed unicamente da una donna e un uomo?

Come potevo io, già dall’infanzia desiderosa di essere madre, capire che poteva esserci un altra forma di famiglia che rendesse felice e completa anche me? 

L’ho capito con la mia attuale compagna. Ora sono felice, gioco, rido, scherzo e risolviamo i problemi più gravi (abito da sola da anni e lei vuole cominciare a lavorare subito dopo aver finito gli studi). Andare a convivere è una prima tappa del nostro viaggio importante che stiamo facendo insieme, ma sin da subito ci siamo imbattute in problemi che ci pone la società anche solo per il semplice fatto di poterci tenere per mano o baciarci in una piazza.

Il registro delle unioni civili darebbe un primo segno di maturità e crescita di questa città nei confronti di persone assolutamente normali, con solo idee e desideri diversi da quelli di un eterosessuale. Ma in fin dei conti questo è un paese dove c’è la libertà di pensiero giusto? E quindi se ognuno di noi ha diverse idee e desideri, perché solo quelli di alcuni ceti devono essere soddisfatti? Il mondo, e Viterbo, saranno mai pronti a accettare l’uguaglianza? Diceva Einstein “La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre“.

Io e la mia compagna vogliamo essere realmente felici, libere, e non essere guardate con pregiudizi o peggio odio o disgusto. L’amore è uguale per tutti. E io e la mia compagna insieme ai nostri amici e amiche come Emanuela Dei continueremo a sostenere la causa per la quale è giusto essere tutti guardati con rispetto.

Lucia Rapicano


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