– Usura ed estorsione, se ne parla a dicembre.
E’ stato fissato tra quattro mesi il processo con rito immediato a Daniele Califano e Antonio Pasquini.
L’immobiliarista e il funzionario di banca, arrestati nei blitz antiusura della squadra mobile, compariranno davanti ai giudici viterbesi i primi di dicembre. Salvo richieste di riti alternativi che, almeno per ora, la difesa di Califano esclude.
Le intenzioni della Procura, del resto, erano state annunciate da tempo: processo subito, senza udienza preliminare per i presunti artefici di un giro di usura che avrebbe strozzato tre imprenditori viterbesi, due donne e un uomo.
Fu un’imprenditrice a denunciare i fatti per prima. Agli agenti della squadra mobile, raccontò di essere finita nella morsa dei “cravattari” per un prestito di poche migliaia di euro. Aveva bisogno di liquidità. Per questo si era rivolta al funzionario di banca Pasquini, che l’avrebbe a sua volta indirizzata a Daniele Califano.
Comincia il valzer degli assegni postdatati e degli interessi alle stelle. La squadra mobile parla di telefonate sempre più minacciose. “In una – dice il capo della mobile Fabio Zampaglione – Califano si vanta di poter contare su un’agenzia romana di stampo delinquenziale per il recupero dei crediti”. L’8 marzo scatta il primo blitz: carcere per Califano e denuncia a piede libero per Pasquini.
Tempo tre mesi e mezzo e arriva la seconda ordinanza di custodia cautelare. Stavolta anche per Pasquini, con l’iscrizione nel registro degli indagati anche per la moglie di Califano. L’operazione è chiamata Senza tregua. Come le indagini a tamburo battente degli inquirenti e il continuo stato d’ansia delle vittime. Un’altra è l’imprenditore viterbese che si è detto costretto a fuggire in Romania, dopo essere stato lasciato sul lastrico. In questo caso, all’usura si aggiunge l’estorsione per quei 7mila euro in aggiunta al debito già contratto, per ritardare la restituzione dei soldi.
E poi le case. Califano e Pasquini avrebbero cercato di farle vendere a due imprenditori su tre, anche se, su questo punto, gli indagati si sono difesi tenacemente davanti al pm Fabrizio Tucci.
Dall’arrivo del decreto di giudizio immediato, le difese hanno quindici giorni di tempo per valutare soluzioni alternative come il rito abbreviato o il patteggiamento. Per Califano la decisione sembra essere già presa: giudizio immediato senza se e senza ma. Pasquini, per ora, riflette.
Stefania Moretti

