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– Una Bella addormentata colorata, allegra e moderna (fotogallery).
La grande danza arriva a Viterbo sulle note di Tchaikovsky. A portarla sul palco del Tuscia Operafestival è il Balletto del Sud che, ieri sera, ha fatto rivivere la favola della principessa Aurora, in una versione fresca e attuale.
“Quella di stasera è una trasposizione – annuncia il direttore della compagnia Fredy Franzutti, prima di lasciare la scena ai danzatori -. La favola originale è nel “Cunto de li cunti” di Giambattista Basile. Siamo nella Napoli del 1600. Perrault trae spunto da qui per creare la versione che conosciamo. Noi, stasera, riportiamo la favola nel Sud Italia”.
Aurora nasce in Salento, proprio come il coreografo. Sono gli anni Quaranta del Novecento. La nascita di quella bimba, figlia di nobili, è segno di speranza, per un’Italia che ha appena conosciuto l’orrore della guerra. Gli uomini sono al fronte. Una folla di zie e amiche,vestite di nero alla foggia del tempo, danza festosa intorno alla bimba. Ma la strega Carabosse, che non è stata invitata, fa irruzione sulla scena e lancia una tremenda maledizione su Aurora.
Il resto è storia. Il Balletto del Sud la reinterpreta a suo modo, davanti a una platea incantata. Due ore di puro spettacolo nell’appropriata cornice da favola di piazza San Lorenzo.
La bella addormentata di Franzutti è ricca di variazioni sul tema. Come gli inserti di danza moderna e contemporanea nella coreografia classica. O la sfida a rubabandiera tra gli amici di Aurora.
Al posto delle tre fate-madrine c’è una straordinaria Chiara Mazzola, nei panni della zingara buona che diventa fata lilla.
Il tutù quasi scompare dalla scena. Trionfano gli abiti anni Cinquanta. Le gonne ampie a pieghe che assecondano le movenze delle danzatrici. Drappeggi di stoffe intorno a corpi instancabili. Fatti per ballare ed esprimere armonia. Senza mai sentire la fatica.
Le amiche di Aurora festeggiano il suo sedicesimo compleanno. Lei arriva azzurra ed eterea. Volteggia con precisione scientifica sulle punte. Fino al morso della tarantola (altra variante della versione salentina) che la fa accasciare a terra e cadere in un sonno profondo. La risveglierà cinquant’anni dopo il bacio d’amore di Ernesto, il principe-antropologo appassionato di tarantismo che si innamora all’istante della bella addormentata.
L’happy end è d’obbligo, ma pieno di sorprese. Aurora è una sposa moderna che lancia il bouquet agli invitati. Al banchetto c’è posto anche per la strega Carabosse, che gioisce con gli sposi. Un finale originale che si allinea comunque al classico vissero tutti felici e contenti. Stavolta persino i cattivi.




