– Senatrice, è emozionata di diventare consigliera provinciale? “Certo, sono molto emozionata”. Momento di silenzio, poi Laura Allegrini scoppia a ridere.
La domanda, rivolta a chi è stata due volte senatrice e altrettante consigliera regionale, può sembrare maliziosa e forse lo era.
Per Laura Allegrini, comunque, quello di oggi in consiglio provinciale è un debutto. Alla sua carriera politica questo ruolo mancava.
Entra a palazzo Gentili con le surroghe di Piero Camilli, Antonio Fracassini e Roberto Staccini che diventano assessori e con lei arrivano pure Alberto Cataldi e Francesco Urbanetti.
Sempre che la seduta si tenga. Agosto, consiglio mio non ti conosco. Per prudenza ne è stata convocata un’altra di seduta, il 6 agosto, in seconda, con un quorum più basso.
Forse Laura Allegrini non sarà emozionata, ma felice sì: “Sono felice – continua Laura Allegrini – darò il massimo apporto, anche grazie all’esperienza che ho maturato”.
Con il centrodestra in provincia non c’è mai stato grosso feeling, le avranno preparato tappeto rosso e comitato di benvenuto.
“Penso che tutta la vicenda politica si stata amplificata – precisa Laura Allegrini – in realtà è stato tutto un po’ esagerato, ritengo che i rapporti siano nella normalità.
Io invece, come primo atto prenderò contatto con il territorio che mi ha eletto, Vetralla, perché sono consigliere di tutta la Tuscia, ma avere un riferimento territoriale è importante”.
Se stavolta tutto va come dovrebbe, siamo ai titoli di coda per le province. “Io in generale sarei per la soppressione delle regioni e non delle province, che sono una dimensione storicamente italiana.
Certo, il funzionamento va ottimizzato, ci sono state storture. Sono stata in Sardegna dopo la formazione di nuovi enti. Dare il via a province con trentamila abitanti mi pare eccessivo”.
Come vede quest’ultima fase amministrativa a palazzo Gentili?
“E’ necessario darsi da fare per il bene della collettività. In questo momento in particolare”. Secondo lei che è stata senatrice, il Parlamento arriverà a varare e soprattutto a rendere operativa la riforma delle province?
“Dipende dalle sorti del governo, che io vedo molto debole, perché è una sorta di matrimonio forzato.
Le riforme costituzionali devono essere condivise, ma la destra deve fare la destra e la sinistra deve fare la sinistra.
Io invece non ho capito da nessuna parte cosa voglio. Dicono: aboliamo le province, ma non c’è chiarezza su quello che deve venire dopo.
Una riforma costituzionale richiede una solidità politica che non vedo da parte del governo Letta. Senza contare i partiti.
Il Pdl si appresta a cambiare forma, il Pd non si sa cos’è e non smettono di litigare. Difficile pensare in questo clima alle riforme”.
Ma i partiti oggi esistono ancora? “Devono esistere, sono il filtro naturale della politica. Oggi invece, molti rappresentanti politici agiscono in quanto tali.
Non ci sono dibattiti dentro le formazioni politiche. Poi succede che si decida di sopprimere le province, ma nessuno vota”.
Giuseppe Ferlicca
