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“Margottini non umili le piccole associazioni”

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Umberto Cinalli, Sel

Umberto Cinalli (Sel)

Claudio Margottini

Claudio Margottini

Riceviamo e pubblichiamo – Il suo intervento signor Margottini, pur condivisibile se fossimo in una sessione d’esame di corso di laurea o in un consiglio di amministrazione di una società di marketing turistico, suona stonata entrando nel merito di alcune considerazioni di base.

Innanzitutto esistono (eccome!) clientele di piccolo cabotaggio e clientele di grande cabotaggio. A Viterbo sono presenti entrambe signor Margottini, ed io non mi arrischierei a farne una speciale classifica. Deprecabili entrambe.

Seconda considerazione: le piccole associazioni sono una risorsa per il territorio e nessuno può dimenticarne o peggio umiliarne il valore intrinseco ed estrinseco. Sono luogo di formazione, di partecipazione, di cura dei beni comuni. Sono centinaia le forme di volontariato e le modalità con le quali queste realtà accrescono il senso civico di una comunità. Una persona della sua cultura non dovrebbe permettersi approssimazioni.

Accontentare amici ed elettori non è l’unico scopo dei contributi che una amministrazione elargisce a queste realtà. Abbia la cortesia ed il buon senso di scendere un attimo dalla cattedra e di fare una selezione e di conoscere queste situazioni, che meritano rispetto. Se conosce ipotesi di concussione (vi è uno specifico reato signor Margottini) la invitiamo a fare denuncia sia pure sugli organi di stampa, ma sia circostanziato.

Molte associazione sono nate per soddisfare clientele, certo, e molte sono state costrette a divenire “clienti” per vedersi riconoscere un diritto, una possibilità di ascolto. Molti quindi sono divenuti clienti dell’assessore di turno, ma anche dell’organizzatore del festival annuale ricco e pieno di eventi. Come può immaginare, il marcio si nasconde sia nel pubblico che nel privato.

Vi è di certo una bella differenza tra spendere soldi e investirli.

Ma punti cardine sono quelli della programmazione, della trasparenza e della partecipazione. Senza questi elementi viene meno il ruolo dell’ente pubblico e si rischia di diventare una azienda a conduzione privata. Ed in merito a questo rischio, se poi facciamo passare il concetto che – a fronte di una ipotesi di ammanco o errore nell’istruttoria – la copertura delle spese o dei danni avviene per un intervento dell’amministratore con proprie risorse, come a placare le polemiche, facciamo un cattivo servizio al senso civico e alla cultura della pubblica amministrazione.

Ultimo ma non marginale riflessione: la cultura non si esaurisce con gli introiti di una stagione teatrale o con le presenza negli alberghi. La crescita culturale di una comunità non si misura con il numero di presenze in un festival estivo.

Questi sono parametri importantissimi che le precedenti amministrazioni hanno ignorato, certo: ed è certamente urgente programmare un sistema di promozione e programmazione in tal senso. Sono Certo che l’attuale amministrazione del sindaco Michelini potrà fare molto.

Ma la Cultura è ben altro signor Margottini.

Un solo piccolo esempio: stornare i soldi di un grande evento (immaginiamo di averne circa 30 mila che potrei regalare ad una organizzazione di mia conoscenza per uno spettacolo gratuito, facciamo questo esempio bizzarro…) per realizzare 10 laboratori artistici e teatrali nelle scuole per un intero anno scolastico – e dare sostegno a 5 operatori culturali locali – non sarebbe ben più meritevole e lungimirante e culturalmente significativo che soddisfare per una sola serata 800 cittadini e una manciata di ospiti di riguardo?

Entrambe le cose sono assolutamente plausibili e doverose. Ma senza programmazione e un minimo di senso della misura, il rischio è di fare solo una gran brutta figura e rendere un cattivo servizio alla cultura che si vorrebbe pretendere di promuovere.

 Umberto Cinalli Operatore culturale


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