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“Mi sono rotta i coglioni del pecorino romano”

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L'ex assessore regionale Angela Birindelli in procura per l'interrogatorio

L’ex assessore regionale Angela Birindelli

“Mi sono rotta i coglioni del pecorino romano”. Poi sbatte la porta dell’ufficio e rompe una mostra. 

Sarebbe stato questo il trattamento riservato dall’ex assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli a un’azienda che produce formaggio viterbese. E’ un consulente della ditta di trasformazione del latte a raccontarlo al pm Massimiliano Siddi, che indaga su Birindelli e altre dieci persone nell’inchiesta Vinitaly-macchina del fango.

Il consulente parla di un incontro con l’assessora, che avrebbe apostrofato lui e il titolare dell’azienda con un linguaggio poco appropriato alla carica. Tutto per qualche lagnanza di troppo per la pubblicità sulla valorizzazione del pecorino romano.

Lamentammo all’assessore la mancata attuazione del programma pubblicitario promesso – spiega al pm il consulente dell’azienda -. Lamentammo anche il disinteresse per tale problematica. L’assessore Birindelli replicò che, contrariamente a quanto da noi affermato, la campagna pubblicitaria era regolarmente iniziata, mostrandoci, a supporto di ciò, la pagina di un giornale nazionale che recava un’inserzione pubblicitaria.

Alle nostre rimostranze circa l’assoluta inidoneità di tale pubblicità a portare all’attenzione del grande pubblico il problema del pecorino romano laziale, l’assessore Birindelli andò su tutte le furie, affermando testualmente: “Non ne posso più di questo pecorino romano, mi sono rotta i coglioni del pecorino romano”. Chiamò, nel frattempo, i suoi collaboratori, stigmatizzando con stizza l’assurdità della nostra insoddisfazione e ricordo che, alla nostra uscita, sbatté la porta della sua stanza al punto di danneggiare la mostra superiore“.

Solo tempo dopo, il consulente verrà a sapere di essere stato “boicottato”, come scrivono gli agenti della polstrada nella loro informativa, solo perché “in passato, non ha sottoscritto gli accordi con la Regione Lazio sul prezzo del latte”.

La famosa pubblicità, invece, sarebbe la stessa finita nel mirino della Procura: 18mila euro al quotidiano di Paolo Gianlorenzo. Tanto costava, per gli inquirenti, la presunta macchina del fango commissionata dall’assessora al giornalista contro il suo nemico Francesco Battistoni.

La stranezza nasce dal fatto che, per quella campagna, era stato scelto il giornale meno letto a Viterbo e provincia. Anche il consulente dell’azienda se accorse in tempi non sospetti. “Ricordo di essere rimasto molto contrariato, dal momento che si trattava di un quotidiano di nessuna importanza e con una limitatissima diffusione”.

Proprio per questo, la ditta opta per la promozione fai-da-te. “Ci siamo fatti carico come azienda di effettuare in proprio una campagna pubblicitaria sia sui giornali di tiratura nazionale sia sui mezzi pubblici e all’interno delle stazioni della metropolitana del comune di Roma”. Per quella campagna, che doveva essere di competenza regionale, l’azienda paga “25-30mila euro” di tasca sua. 

Che la promozione non sia il punto di forza dell’assessorato lo dimostrerebbe anche l’episodio del Sial di Parigi. Per la più importante fiera europea dell’alimentazione, la Regione avrebbe allestito uno stand con un ristorante. Quando alle aziende arriva l’invito, il ristoratore che avrebbe volato a Parigi è già stato scelto.

“Tale circostanza ci ha lasciato oltremodo stupiti e ci ha anche un po’ indignato – racconta in Procura il consulente -. Il titolare della mia ditta è anche titolare di un’attività di ristorazione. Se interpellato o, comunque, se all’iniziativa fosse stata data adeguata pubblicità, si sarebbe senz’altro proposto per gestire tale ristorante. Anche a costi molto concorrenziali“.


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