![]() Mario Quintarelli |
Riceviamo e pubblichiamo – Forse non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Condivido con lei, caro sindaco, la permanenza in città in questo assolato agosto. A differenza di tanti consiglieri non avrò bisogno di consultare una ricca rassegna della stampa locale per conoscere i suoi intendimenti e progetti.
Ho l’opportunità di leggerla quotidianamente. Le suonerà strano ma condivido con lei anche sull’annuncio sostanziale che emerge dalle sue esternazioni: che è arrivato il momento di cominciare a governare la città nel segno del cambiamento. In fondo è la cosa per cui ci siamo candidati.
Dopo le condivisioni penso sia consentito rinnovare anche un sollecito: quello della condivisione, del confronto, della collegialità. Infatti queste esternazioni confermano un metodo di conduzione dell’amministrazione che definirei “molto sciolto”, non nel senso di leggerezza e brillantezza, ma quello più letterale di non legato.
Non legato ad un programma che deve ancor presentare all’intero consiglio, passaggio preliminare non ancora nemmeno programmato; non legato ad un confronto con la maggioranza che lo sostiene; non legato alle pochissime decisioni dei suoi assessori, che sembra conoscere a cose fatte; non legato a criteri politici solidi nella composizione della giunta, già più volte rimaneggiata e di cui annuncia un ulteriore rimpasto; non legato agli orientamenti dei partiti e movimenti che l’hanno sostenuto e che sono stati decisivi nella sua elezione; perlomeno del mio, il Pd, che non ha più inteso riunire i propri organismi e iscritti.
Se poi invece delle opinioni del Pd ne ha cognizione per altre vie sarebbe utile – caro sindaco – saperlo, così uno si regola per dare il proprio contributo di partecipazione.
Insomma sindaco apprendiamo noi consiglieri solo dalla stampa o dalla consultazione dell’albo pretorio se e cosa la nostra amministrazione fa. Quello che non fa lo vediamo da soli e soprattutto ce lo cominciano a dire tanti elettori di cui abbiamo suscitato speranze ed attese.
Usando eufemismi, abbiamo già consumato sufficienti limiti ed incertezze amministrative, per dover ripensare seriamente a come proseguire. Soprattutto, più che a chi, in uno stucchevole balletto di deleghe e nuovi incarichi dentro e fuori la giunta, auspicherei a cosa, quali obiettivi credibili e coerenti con il nostro profilo di cambiamento e con le promesse fatte ai viterbesi.
Sindaco, molti hanno pensato a lei comunque come occasione di rilancio, dopo anni di immobilismo del centro destra. Guardi che il suo slogan “non deluderemo i viterbesi“ – anche se forse abbiamo sciupato un momento importantissimo come quello della partenza – è senz’altro ancora valido; purché ricordi che i viterbesi sono stati chiamati a rinnovare sia il sindaco che il consiglio comunale, e che quest’ultimo, e poi ogni singolo consigliere, non deve essere escluso. Farebbe un torto allo spirito ed alla lettera di una delle migliori procedure democratiche di scelta dei governanti che questo paese ha prodotto. Ed un errore capitale. Perché nemmeno gli illuminati possono permettersi il lusso della presunzione.
Mario Quintarelli
Consigliere comunale Pd del comune di Viterbo
