– Un’altra intercettazione dell’indagine sulla macchina del fango. Paolo Gianlorenzo, il giornalista indagato per vari tentativi di estorsione, è al telefono con un collega. Parlano – come spesso accade – dell’inchiesta Asl.
In particolare, commentano un articolo per il quotidiano “L’Opinione di Viterbo”, all’epoca diretto da Gianlorenzo, sul rigetto delle richieste di arresto per alcuni dei principali indagati.
Il collega osserva che Gianlorenzo “gli ha dato di macete”, in riferimento alla pesantezza dei contenuti.
Poi una poco profetica previsione: “Se ci indagano a me e a te per gli stessi reati dopo cinque minuti siamo a Mammagialla”. E invece, non sono bastate quattro indagini.
17 febbraio 2012, ore 21,42
“Gli hai dato di macete”
P: Paolo Gianlorenzo
C: Collega
P: Aoh!
C: Uno di solito da la sciabola potrebbe passare al fioretto, tu gli hai dato di macete
P: De che oh?
C: (ridono) il macete è quello con l’impugnatura grezza proprio… (ridono)
P: Di quello che lascia le scaglie ma le mano?
C: Si quello lì che… non lo può adoperare capito… (ridono)… Non se ne pò più
P: Eh?
C: Non se ne po più de ‘sta situazione.
P: Ma scusa secondo te non è giusto che sia così?
C: Uhm!
P: Aoh, ma te rendi conto questi qui… ma dico io…
C: Se ci indagano a me e te per gli stessi reati… bestemmia… dopo cinque minuti siamo al Mammagialla.
P: Cinque minuti?
C: Cinque minuti.
P: Ma anche meno.
C: Eh ma via non si può…
P: Guarda io oggi sono entrato in possesso di alcuni documenti su… se vuoi te li mando ma devi distrugge la foto che ti mando.
C: Uhm!
P: lo c’ho la… c’ho… ho scattato la foto all’ordinanza de… che non ha convalidato gli arresti
C: Eh
P: […] Adesso io te li mando, te li leggi poi butti via e fotografie perché sennò… bestemmia… ci chiappano, ci accicottano per violazione del segreto istruttorio e tu, dopo che l’hai lette bene no ti fai un’idea, mi richiami e mi dici quello che pensi.
C: Si vabbè mannameli […]
