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– Travolgente come sempre, ma più maturo, sciolto, disinvolto (fotogallery * video).
Marco Mengoni torna nella sua Ronciglione da artista consumato. Dopo X-Factor, Sanremo e l’Europa, il cantante 25enne porta a casa il suo tour “L’Essenziale”. Due ore di musica e spettacolo per una tappa speciale: lo stadio comunale Ronciglione. Il paese che ha lasciato ventenne e pieno di sogni, e che ritrova oggi, dopo tre anni di assenza e tanta strada alle spalle. “Mi fa strano pronunciare il nome di questo paese. Perché è il mio paese – dice al suo pubblico dopo i primi tre pezzi -. Devo stare calmo… dalle mie parti direbbero Sente’, Occe…”.
Sul dialetto parte il secondo boato. Il primo è quando arriva, alle 21,30. Mezz’ora di ritardo. Il giusto per una celebrità. 3500 persone sussultano quando le luci si spengono. L’urlo è l’abbraccio dell'”Esercito” alla sua star, che attacca con “Pronto a correre”, “Evitiamoci” e “Bellissimo”, scritta per lui da Gianna Nannini.
Non una sbavatura nella macchina oliata da Tuscia Operafestival, Carramusa e Comune. Lo stadio è cinturato da carabinieri, vigili urbani, croce rossa, protezione civile e dagli uomini della Ggp investigazioni. Un cordone di sicurezza stretto intorno all’area concerto. A prova di imprevisti.
Marco è elegantissimo. Cravatta, camicia e completo blu, incanta con gli occhi, prima ancora che con la voce. Uno showman completo su quel palco gigantesco. Cantante. Attore. Imitatore. Perfino un po’ cabarettista. Un animale da palco per natura ancora più trascinante. Perché oltre alla voce, ha allenato il carattere.
Marco non teme più il contatto col pubblico. Parla a lungo ai suoi fan. Racconta aneddoti. Pezzi di vita vissuta dal 2009 in poi. L’anno del lancio con X-Factor (oggi dice “che shchifo”). Poi il primo album. “Credimi ancora” e l’icona del “Re matto”, plasmata sul suo essere visionario e folle.
Ma oggi il cantante è “Fuori dalla valle dei re”. E’ cresciuto. Pronto a testi sofisticati e collaborazioni importanti. Come quella con Ivano Fossati, con cui ha scritto a quattro mani “Spari nel deserto” dal sound vellutato e vagamente jazz.
Il nuovo Marco è spigliato e saggio, con l’indelebile spontaneità ronciglionese. Un marchio di fabbrica che il pubblico apprezza. “Non è vero che niente è per sempre, ho scritto una grande stronzata”, conclude dopo “Venti sigarette”, che con quel “non è per sempre” inizia, continua e finisce. Al ritornello, una fiaccola vola in cielo.
Un artista che, a 24 anni e mezzo, ha fatto già abbastanza strada da sbeffeggiare critica e giornali in “Come ti senti”. La canzone è annunciata da un groviglio di voci fuori campo: le domande dei cronisti, che si sovrappongono assordanti e invasive.
L’ex Re Matto ha messo la testa a posto. A modo suo, è perfino in vena di insegnamenti. Rigorosamente in ronciglionese. “Voi siete un esercito d’amore – annuncia al suo pubblico, nel bel mezzo di “In un giorno qualunque” -. Tutti se devono amare. Nun se deve litiga’. Le guerre fanno schifo. La vita è una sola e bisogna godessela”. L’altra dichiarazione d’amore ai suoi fan è “L’essenziale”: “Siete voi l’essenziale, perché senza di voi non saremmo un cazzo, su questo palco. Se po’ di’ cazzo? Ma sì… Se vedono certe sconcerie in televisione… non siate bigotti!”.
Del Re Matto ha abbandonato le mise sgargianti – veste total blue dall’inizio alla fine -, ma conserva la mordace autoironia. La capacità di non prendersi sul serio. E quella sua danza dimenata e scatenata. Fatta di salti e di gambe che si muovono a caso, ma con stile.
Quando, poi, lo guardi meglio, a due pezzi dalla fine, scopri che in “Natale senza regali” ha la voce impastata dal pianto e i lacrimoni che gli rigano il viso. L’artista cresce e migliora. Ma Marco, per quanto cambiato, è sempre lo stesso.
Stefania Moretti




