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“Sono un soldato, eseguo ordini”

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Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo, col cappello militare ai funerali di un parà morto in missione

Mauro Paoloni

Mauro Paoloni

– Macchina del fango sugli indagati dell’inchiesta Asl. Capitolo secondo.

Nel tritacarne di Paolo Gianlorenzo, fatto di pressioni e attacchi sul giornale, non c’è  solo il dirigente del Ced della Asl Ferdinando Selvaggini. Un altro bersaglio del giornalista è Mauro Paoloni, consulente dell’ex direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio.

Anche Paoloni, come Aloisio e Selvaggini, è indagato nell’inchiesta sull’azienda sanitaria viterbese.


 Un soldato che esegue degli ordini 

Gianlorenzo lo sbatte più volte in prima pagina. Di quegli articoli al vetriolo, prima su “Nuovo Viterbo oggi”, poi sull'”Opinione di Viterbo”, Paoloni parla col pm Massimiliano Siddi, che indaga su Gianlorenzo e sulle sue macchine del fango. Sempre finalizzate a uno scopo preciso, come conferma anche l’ex braccio destro di Aloisio.

“Gianlorenzo puntava a intimidirmi per ottenere da me qualcosa, le mie dimissioni ovvero qualcos’altro”, spiega Paoloni al pm. “Esercitava quel tipo di pressione nei miei confronti sia per lucrare qualcosa da me, sia su mandato di determinati suoi ispiratori politici… Non ha mai cessato di mandarmi avvertimenti e messaggi trasversali… Ciò è avvenuto anche di recente, sebbene ignori per quale ragione lo faccia o cosa voglia da me”.

Gli attacchi sul quotidiano di Gianlorenzo iniziano nel 2008. Paoloni incontra due volte il giornalista: a settembre in un bar di San Martino e a dicembre a cena a Soriano. Il consulente aziendale gli chiede il perché di quella ferocia. Gianlorenzo replica con quella che a Paoloni sembra “una strana metafora”: “Io sono un soldato, eseguo gli ordini”. Non spiega di chi. Pretende solo che Paoloni lasci la Asl, secondo il racconto. 


 Soldato o prestigiatore?

Al secondo incontro, il giornalista ribadisce “di essere un mero esecutore di ordini altrui”. Ma più che un soldato, Gianlorenzo sembra un prestigiatore, da come lo descrive Paoloni in una lettera al suo avvocato. C’è scritto che, durante quella cena, nel dicembre 2008, “al fine di effettuare la dimostrazione”, Gianlorenzo chiede a Paoloni un pacchetto di sigarette. Dentro ci mette quella che al consulente sembra “una memoria portatile da computer”. In realtà, è un microregistratore che, per molto tempo, sarebbe stato sulla scrivania di Aloisio. Così avrebbe detto Gianlorenzo. E almeno così scrive Paoloni nella lettera al suo legale. 

Nello spazio di una cena, il giornalista allestisce un vero e proprio spettacolo. Usa tutti i trucchi possibili, presumibilmente al solo scopo di intimidire Paoloni. Al ristorante, estrae dal cilindro un faldone pieno di atti dell’inchiesta Asl. La stessa che riguarda Paoloni e almeno altre trenta persone. Molte – come Selvaggini – non sanno neppure di essere indagate. Gianlorenzo, magicamente, lo sa. Paoloni, in quella lettera al suo avvocato, consegnata al pm Siddi, riporta stralci dei discorsi del giornalista: “Ho tantissimo materiale”; “Siamo pieni di informatori”; “Abbiamo tante talpe e tanti strumenti per rilevare le vostre azioni”; “Sappiamo tutto di lei”. Vita privata compresa, insinuava Gianlorenzo, che avrebbe sostenuto di avere fonti ovunque. Anche in Procura e alla Asl.

“Ha iniziato a indicare il fatto che la mia persona fosse quotidianamente monitorata da suoi collaboratori – continua la lettera di Paoloni -. Ha affermato: Io so tutto di lei. Stamani ad esempio lei è stato alla Asl di Viterbo. Mi hanno detto che ha cambiato macchina, che è salito, che ha preso dei documenti e che zoppicava”. Tutto vero.

Lo show da prestigiatore di Gianlorenzo prevede due fasi. Prima stupire con gli effetti speciali e con informazioni dettagliate. Poi venire al sodo. A Paoloni dà consigli che sembrano esplicite richieste, tutte elencate in quella lettera al pm: “E’ lei che vogliono fregare, stia attento – si sarebbe raccomandato secondo Paoloni-. A lei chi glielo fa fare di continuare a stare alla Asl? Lei è una persona di successo… Le consiglio di andarsene, di lasciare la Asl, magari dicendo che le è stato attribuito un incarico importante”.

Paoloni prova a bluffare. Gli chiede di pubblicare un articolo celebrativo nei suoi confronti, in cambio del quale farà quello che vuole. Gianlorenzo accetta. “Nel corpo dell’articolo – racconta Paoloni al pm – si diceva che ero stato chiamato a rivestire un incarico di grande prestigio… ma nel contempo, nei capoversi finali, si diceva che ciò mi avrebbe costretto a mollare l’incarico alla Asl di Viterbo. Ho pertanto chiaramente compreso che Gianlorenzo da un lato onorava il suo impegno preso a cena di elogiarmi sul suo giornale, dall’altro mi ricordava che, quale contropartita, esigeva che io mi dimettessi”. Un racconto inquietante, quello di Paoloni, che,  se comprovato, squarcia un velo che mostra una vera e propria tecnica di feroce di intimidazione messa in atto da Gianlorenzo.


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