– Diceva di riuscire a vendere 1500 copie al giorno. In realtà “L’Opinione di Viterbo” arrivava a malapena a 600.
Paolo Gianlorenzo bluffava persino con i suoi editori, che hanno fatto tutti marcia indietro quando hanno scoperto i metodi poco ortodossi del direttore.
Lo rivela l’imprenditore Ferdinando Guglielmotti, amico di infanzia del giornalista plurinquisito, ascoltato come persona informata sui fatti nell’inchiesta sulla macchina del fango.
Dopo la chiusura di “Nuovo Viterbo oggi”, Gianlorenzo propone a Gugliemotti “di formare una cordata che editasse un nuovo giornale”, per raccogliere i lettori del vecchio quotidiano. L’imprenditore acconsente, abbagliato dal fascino di una nuova avventura e da “prospettive allettanti”. Che, però, si rivelano false e gonfiate all’inverosimile.
“Gianlorenzo ci aveva prospettato una situazione delle vendite molto solida – spiega Guglielmotti al pm Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta -. All’incirca, potenzialmente, di 1500 copie al giorno. Tale prospettiva non si è concretizzata, in quanto il giornale del quale Gianlorenzo aveva assunto la direzione vendeva in realtà 600 copie giornaliere. Per tali motivi l’operazione si è rilevata in perdita dal momento che Alto Lazio News, in virtù del contratto di service giornalistico con la Cooperativa poligrafici e giornalisti, presieduta da Viviana Tartaglini, doveva corrispondere a detta cooperativa circa la somma di 24mila euro mensili più il compenso del direttore. Alla luce di questa situazione critica, credo verso i primi di agosto 2011, comunicammo a Gianlorenzo che non saremmo stati in grado di assicurare le somme contrattualmente previste e che, per il futuro, avremmo garantito al massimo la somma di 12mila euro, comprensiva del compenso per il direttore”.
Già all’epoca, la macchina del fango era sotto il sole. Ma Guglielmotti si chiama fuori: “Né io, né altro soci dell’Alto Lazio News abbiamo mai dato mandato, o comunque dettato la linea editoriale del giornale L’Opinine, affinché prendesse di mira il consigliere Battistoni o chicchessia”. L’imprenditore parla di millanterie all’ordine del giorno. Più o meno fondate. “Spesso Gianlorenzo si è vantato di essere in possesso di verbali di intercettazioni telefoniche imbarazzanti che riguardavano il consigliere Battistoni e altri personaggi pubblici viterbesi. A queste affermazioni non ho mai dato peso, né ho mai manifestato interesse, trattandosi di uno stile estremamente lontano dal mio modo di vedere e fare il giornale”.
E’ di settembre l’sms del giornalista all’allora consigliere regionale Francesco Battistoni: “Ti prego. Ti supplico. Ti imploro. Chiama Genova (Manfredi Genova, editore dell’Opinione di Viterbo, ndr) e digli di non pubblicare le intercettazioni che riguardano te, Angelucci, il tuo amico Di Mario. Sono sconvolto al solo pensiero di poterle vedere riportare su un quotidiano. Saluti cari e grazie di quanto riuscirai a fare, Paolo”.
Battistoni gira l’sms a Genova, che chiama a raccolta i soci e chiede le dimissioni di Gianlorenzo. In caso contrario, come spiega Guglielmotti al pm, “avrebbe lasciato il suo incarico e ceduto le quote, in quanto non condivideva nella maniera più assoluta questo modo minatorio di interpretare il giornale”.
“Contestai a Gianlorenzo questo comportamento – prosegue il verbale di sommarie informazioni dell’imprenditore -, in particolare l’aver tirato in ballo Genova in una vicenda di ricatti mediante intercettazioni della quale era totalmente all’oscuro e nella quale non voleva assolutamente essere coinvolto”. Il capro espiatorio è sempre Battistoni: “Lui (Gianlorenzo, ndr) mi rispose che lo aveva fatto in quanto quel giorno, sul Nuovo Corriere viterbese, era apparso un articolo in cui si accusava l’assessore Birindelli di aver concesso una somma di 18mila euro al solo quotidiano L’Opinione a fronte di prestazioni pubblicitarie, del quale riteneva Battistoni l’ispiratore, e inoltre per vecchie ruggini con quest’ultimo”.
Guglielmotti e gli altri prendono le distanze. “A causa di questo grave fatto e per la rottura del rapporto fiduciario col direttore abbiamo deciso di interrompere qualsiasi collaborazione”. La testata viene affittata alla Cooperativa poligrafici e giornalisti.
Quei 18mila euro della Regione Lazio per la pubblicità sulle pagine dell’Opinione vengono impegnati con due determine. Una è indirizzata all’Alto Lazio News. L’altra alla Cooperativa poligrafici e giornalisti, gestita da Gianlorenzo, con l’originario creditore che, secondo le indagini, viene “illegittimamente sostituito”. Un iter che appare strano. Resta il fatto che, per gli inquirenti, quel passaggio è palesemente anomalo: la somma, per gli agenti della polstrada, spettava di diritto agli editori.

