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A Castel d’Asso, fra rifiuti, erbacce e tombe inaccessibili

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Castel d'Asso, un cartello abbattuto

Castel d’Asso, un cartello abbattuto

Castel d'Asso

Castel d’Asso

Castel d'Asso, erbacce all'ingresso di una sepoltura

Castel d’Asso, erbacce all’ingresso di una sepoltura

Castel d'Asso, una delimitazione

Castel d’Asso, una delimitazione

Castel d'Asso una sepoltura

Castel d’Asso una sepoltura

Castel d'Asso

Castel d’Asso

– Benvenuti alla necropoli di Castel d’Asso (fotocronaca).

“Una passeggiata fino alla necropoli costituisce un’occasione non soltanto per visitare tombe tra le più interessanti d’Etruria, ma anche per immergersi in un paesaggio incontaminato fatto di campi, casolari e mandrie di buoi in cui il silenzio della campagna è interrotto soltanto dai suoni della natura e dai lavori agricoli dell’uomo”.

Una visita da sogno, stando alla presentazione riportata sul sito ufficiale della Provincia. Ma tra il leggere e il visitare, la distanza è tanta. Almeno quanto quei dieci chilometri che separano Castel d’Asso da Viterbo.

A parte la presenza o meno dei buoi, dipende dalla fortuna, la visita alle sepolture riserva molte sorprese. E tutte spiacevoli.

Cartelli abbattuti, erbaccia ovunque, tombe quasi inaccessibili, immondizia, nidi d’insetti. E meno male che si tratta di uno dei siti più interessanti. Figurarsi gli altri.

E’ una necropoli rupestre unica per ampiezza, ma percorrendola sembra d’essere in un labirinto. Le tombe sono su più livelli, ma è difficile orientarsi, tanto vale girare a caso e se si è fortunati si riesce a vedere qualcosa.

Ma più che ad antiche vestigia, assomigliano più a un’opera post moderna, antichi anfratti contaminati da oggetti d’uso comune, resti di fuochi: presenze etrusche, ma contemporanee. Visitatori, nemmeno l’ombra. Ci sono pochi temerari in giro.

A quasi tre anni di distanza e guardandosi intorno, suonano stonati i toni trionfalistici dell’assessore provinciale Giuseppe Fraticelli per celebrare l’avvenuta sottoscrizione di un’intesa fra palazzo Gentili, comune e un privato, proprietari dell’area, con l’associazione Archeotuscia per la gestione.

“Grazie a questa convenzione – diceva Fraticelli – la provincia vedrà recintata e messa in sicurezza la porzione di territorio di cui è proprietaria per consentire la fruizione turistica del sito”.

In effetti in giro di recinzioni se ne vedono, sono le reti per inibire il passaggio alle pecore. Oltre ad altre  con nastro di plastica bianco e rosso, ormai scolorito dal tempo, che delimitano zone pericolose.

“Sarà l’associazione – continua Fraticelli – a farsi carico delle spese per la sistemazione dell’area, allestimento segnaletica, apertura al pubblico, reperimento del personale per le visite guidate”. Qualcosa nel frattempo deve essere successo.

“La provincia – diceva ancora Fraticelli – attiverà finanziamenti per sostenere l’operazione e si è resa disponibile a erogare fondi per la gestione dell’area nel caso in cui vi saranno le disponibilità finanziarie necessarie”.

Forse non ci saranno state, forse si saranno presentate oggettive difficoltà nella gestione.

Ma un dato è certo: un sito che dovrebbe essere un fiore all’occhiello e attirare turisti, è ridotto a una vera rovina.

Giuseppe Ferlicca


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