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Appaltopoli, patteggiano i Chiavarino e Tomassetti

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La perquisizione negli uffici del Genio civile

La perquisizione negli uffici del Genio civile 

– Primi patteggiamenti per la vicenda “Genio e sregolatezza”. 

Dall’appaltopoli viterbese escono tre degli imputati principali: gli imprenditori di Celleno padre e figlia Gianfranco e Daniela Chiavarino e il collega Roberto Tomassetti.

Hanno patteggiato stamattina davanti al giudice Pepe. Pena più alta per Daniela Chiavarino (assistita dagli avvocati Giuseppe Pierdomenico e Piergiorgio Manca) che ha concordato col pm Fabrizio Tucci un anno, 11 mesi e 15 giorni.

Un anno e sei mesi al padre Gianfranco (avvocato Bruno Mecali) mentre Tomassetti ha patteggiato un anno, 10 mesi e 20 giorni (avvocati Roberto Massatani e Luigi Gioiosi).

Le posizioni di Tomassetti e della Chiavarino erano tra le più delicate, nell’indagine della forestale.

Per i pm titolari dell’inchiesta, l’imprenditrice di Celleno e il titolare della Gemma srl sono sempre state due figure sovrapponibili. Fin dalla prima ora, i magistrati gli hanno riconosciuto l’identico ruolo di “propulsori, ideatori e organizzatori”€ del sistema di spartizione degli appalti. Dello stesso parere, il gip Franca Marinelli, che nella seconda ordinanza di custodia cautelare, sottolineava la loro “€œposizione di preminenza, rispetto agli altri imprenditori”, “l’estrema spregiudicatezza” e la “€œfacilità con la quale portano a compimento singole turbative”.

Il patteggiamento separa definitivamente la strada dei Chiavarino e di Tomassetti da quella degli altri otto imputati. Imprenditori, ma anche amministratori e funzionari del Genio civile a giudizio per reati che vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio.

Ieri la prima udienza, risoltasi in un nulla di fatto: un giudice si è astenuto. Se ne riparla a ottobre.

 


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