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Bianca speranza incanta il centro storico

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 Bianca speranza


Bianca speranza

La girata a piazza del Comune

La girata a piazza del Comune

Un minifacchino ai cavalletti

Un minifacchino ai cavalletti

La girata a piazza del Comune

La girata a piazza del Comune

Il capofacchino Alessandro Lucarini impartisce gli ordini

Il capofacchino Alessandro Lucarini impartisce gli ordini

L'apertura del telo di Bianca Speranza

L’apertura del telo di Bianca Speranza

Bianca Speranza

Bianca Speranza

Il passaggio sotto l'archetto di via Mazzini

Il passaggio sotto l’archetto di via Mazzini

I minifacchini del centro storico

I minifacchini del centro storico

Il ministro Quagliariello

Il ministro Quagliariello

– Candida come la divisa dei suoi 200 minifacchini. Luminosa come gli occhi di quei piccoli grandi uomini che la portano con orgoglio (videofotogallery 1 * fotogallery 2).

L’esordio di Bianca speranza ha emozionato tutti con un trasporto a dir poco perfetto.

Prima, in piazza Dante, l’attesa era palpabile, ancora più del solito. Tutti tentavano di sbirciare il prima possibile oltre il telo, poi il momento è arrivato, gli addetti al trasporto hanno scoperta la nuovissima creatura di Michele Telari ed Enrico Sciuga, artisti viterbesi molto legati alla patrona.

Una minimacchina, come già si intuisce dal suo nome, dove il bianco la fa da padrone. Illuminatissima e colorata sulle basi. Di fronte una scritta in onore della santa, “Diva Rosa”, e sul retro un’altra dedicata alla città di Viterbo, “Faul”. Al centro un angelo celeste e sulla cima la statua della patrona con una coroncina di rose.

All’apertura del telo la piazza è esplosa in un boato e poi in un lungo applauso. Poi la chiamata delle file di facchini da parte del loro capo Alessandro Lucarini e infine il primo “Sollevate e fermi” gridato dal sindaco Leonardo Michelini.

Il percorso di Bianca speranza lungo e tortuoso si snoda tra i vicoli del centro storico al passo ritmato degli scarponi dei minifacchini. Lunghi tratti per le viuzze del cuore medievale di Viterbo, in parte simili a quelli che i più grandi percorrono la sera del 3 settembre.

Poco dopo l’inizio c’è il punto che angoscia sempre tutti, quello dell’archetto di via Mazzini, dove la minimacchina deve essere abbassata per non far toccare la testa della santa. I ragazzi si piegano sulle ginocchia, lo sforzo è doppio e la fatica si legge nei loro volti, provati come quelli di veri uomini coraggiosi.

E proprio così, coraggiosi, li ha definiti il prefetto Antonella Scolamiero prima della partenza.

“So che non vi piace essere chiamati bambini – ha detto il prefetto all’esercito bianco e rosso schierato nella piazza prima del trasporto -. Voi infatti siete minifacchini, ma soprattutto, non dimenticatelo mai, siete dei coraggiosissimi viterbesi”.

Il tragitto, da via Mazzini, prosegue verso la chiesa della Pace, via dell’Orologio Vecchio e piazza delle Erbe, dove la folla è davvero tantissima. Qui una lunga sosta prima di imboccare via Saffi, via Fontanella di Sant’Angelo, piazza del Comune e l’ultimo tratto verso via Roma, Corso Italia e di nuovo via Mazzini con il traguardo in piazza Dante.

Un trasporto trionfale preceduto da un altrettanto emozionante spettacolo iniziale con il gruppo degli sbandieratori di Viterbo, una rievocazione storica e la premiazione di alcuni minifacchini da parte delle autorità.

A consegnare i premi oltre al sindaco Michelini, ad assessori e consiglieri comunali, provinciali e regionali, anche un’ospite d’eccezione: il ministro Gaetano Quagliariello, a Viterbo per la festa dell’Unità.

Francesca Buzzi


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