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Cacciatori di frodo e tombaroli, denunciati

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Due pattuglie dei carabinieri

Cacciatori di frodo. Alcuni con la passione dei reperti etruschi. 

Li hanno scoperti i carabinieri di Tarquinia, al comando del luogotenente Stefano Girelli.

Dodici i denunciati. Due anche tombaroli. Ma la maggior parte dovrà rispondere di bracconaggio e alterazione di armi.

I controlli, finalizzati a stroncare il fenomeno della caccia di frodo, erano partiti a inizio anno. Duemilaquattrocento le cartucce sequestrate, insieme a quaranta fucili e tre chili di polvere da sparo.

I denunciati, tutti cittadini tarquiniesi, hanno età compresa tra i trenta e i settant’anni. Per tutti è scattato il ritiro del porto d’armi e dei fucili, trovati, in qualche caso, alterati e con le canne mozze.

I cacciatori sono stati sorpresi tra le località Selciatella, Roccaccia e zona dei Guardiani. Tutte aree di ripopolamento, nelle quali, oltre al divieto di caccia, vige anche quello di entrare armati di fucile.

Dai controlli in casa dei cacciatori è emerso che un paio erano in possesso di numerosi reperti archeologici di epoca etrusca. Circa un centinaio tra vasi, cocci, monete, aghi, bottoni e rasoi in metallo.

Il materiale è già stato fatto visionare da personale della Soprintendenza per i beni archeologici, che ha riconosciuto i pezzi come autentici e di inestimabile valore storico. Difficile dire se l’intenzione dei tombaroli fosse rivendere i reperti sul mercato nero. In questo caso, i pezzi erano tutt’altro che nascosti: i cacciatori li tenevano in bella mostra in casa. 

Dopo l’ok della magistratura, i reperti saranno consegnati al Museo etrusco di Tarquinia.

 

 


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