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Dearsenificatori, nessuno può chiamarsi fuori

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Luigi Padovan Francesco Oddo e Giuseppina Germani

Luigi Padovan Francesco Oddo e Giuseppina Germani alla presentazione dell’azione legale promossa da FondAzione

Nella gestione dell’emergenza arsenico, il tribunale di Viterbo chiama in causa tutti. Nessuno escluso. 

Il giudice di pace Faggioni ha respinto le eccezioni avanzate da Stato, Regione, Provincia, Comune e Talete nella causa promossa da FondAzione.

La parte lesa è Giuseppina Germani, titolare di un ristorante in via Cardinal La Fontaine, che spese la bellezza di 1500 euro per dotarsi di un dearsenificatore. Ora, richiede indietro i soldi e, in tribunale ha trascinato tutti i soggetti potenzialmente responsabili del danno.

Loro, alla scorsa udienza, hanno alzato le mani. Ciascuno si è chiamato fuori, ritenendosi non direttamente responsabile delle spese sostenute dalla ristoratrice. Si chiama eccezione di carenza di legittimazione passiva. Una specie di scaricabarile, in pratica. Ma per la giustizia, le chiacchiere stanno a zero.

Con la sentenza di pochi giorni fa, il giudice di pace di Viterbo ha rigettato la valanga di eccezioni delle parti in causa, venendo incontro alla ristoratrice, rappresentata dall’avvocato Luigi Padovan. Per il giudice, la responsabilità dell’inerzia nella gestione dell’emergenza arsenico, che ha portato i ristoratori a sborsare di tasca propria i soldi per i dearsenificatori, è potenzialmente spalmabile su tutti. Compresa l’Ato1 che, finora era rimasta esclusa dal giudizio, chiamata a rispondere insieme agli altri.

Per l’avvocato Padovan, questa è una causa pilota. “Se andrà come speriamo e il tribunale ci darà ragione, ogni imprenditore del Viterbese otterrebbe un precedente per chiedere il rimborso del prezzo del dearsenificatore”.


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