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Il papa parla chiaro, e i vescovi?

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini 

– Ci va giù duro papa Francesco, sia quando dalla finestra dell’Angelus attribuisce al commercio delle armi per di più “illegale” la causa delle guerre, sia quando parla degli immobili della Chiesa.

Nel primo caso, e giustamente, il vescovo Lino che lo rappresenta a Viterbo ha subito colto l’occasione per un’efficace iniziativa mediatica: l’invito a collegare una girata della Macchina di Santa Rosa alle vicende siriane, meritevolmente accolto dai facchini. D’altronde, proprio questi avevano già deciso di dedicare il trasporto anche a chi soffre e a chi non ce la fa più. Compresi, è da ritenere, quegli uomini e donne di Tuscia che si uccidono o tentano di farlo. Uno ogni quindici giorni, ormai, come confermano i tre casi registrati anche dopo che il vescovo Lino ricordava i siriani.

Per il secondo, quello del papa che ha detto “I conventi vuoti non servono alla chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare soldi”, anche dalla chiesa della Tuscia, dai vescovi cioè di Viterbo, di Civita Castellana, di Orvieto e Civitavecchia si aspettano iniziative.

Altro che esenzione degli stabili ecclesiastici da Ici o Imu. Qui si tratterà forse di andare a vedere se quell’immenso patrimonio immobiliare che la Chiesa italiana possiede e che è pari al 20% di quello nazionale è, davvero, come dice Francesco ”per la carne di Cristo”.

Un censimento serio e iniziative conseguenti che si attendono i credenti, ma anche gli altri, così rispettati proprio dal papa nella lettera a Scalfari.

In trasparenza e senza cavilli giuridici. Conventi “vuoti”, stabili parrocchiali e diocesani, per i quali si potrebbe pianificare, con gli enti pubblici ed almeno in parte, l’utilizzo a fini residenziali per chi ha bisogno, oltre che, come talora già avviene, per finalità culturali o genericamente sociali.

In fondo, si tratta di beni costruiti con le offerte dei fedeli e per i bisogni delle collettività. Viene, qui, in mente quanto monsignor Del Ciuco – cui pure doverosamente, è stata dedicata una girata della macchina – scrisse vent’anni fa a proposito della decisione di monsignor Boccadoro di chiudere il grande ex seminario de La Quercia, che era stato prima convento domenicano ed oggi “Domus” per convegni e residenze: ”condanna a morte dei seminari, errore, soluzione infelice”.

Solo un esempio, ma la cronaca pure locale è ancora ricca di fatti, compresi quelli sulla sorte del Convento dei cappuccini di Ronciglione.

Probabilmente i vescovi della Tuscia staranno già preparando la risposta concreta a papa Francesco. Chissà!

Renzo Trappolini


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