Al trasporto di Fiore del cielo, ospiti in comune c’era anche Luisa Gorlani scrittrice, psicologa, ex docente di lettere classiche, premiata come Insegnante d’Italia. Dopo il passaggio di Fiore del cielo ha voluto mettere nero su bianco le emozioni provate.
– Nella notte del 3 Settembre 2013 ho assistito ad un miracolo. Santa Rosa, col suo sguardo blu, pieno dell’innocenza della sua giovinezza, ha rivelato come vivere e come superare le crisi!
Mi ero recata a Viterbo per la festa di questa Santa bambina, di cui parla in un suo poema Giovanni Panzadoro, uno dei 44 autori, che ho raccolto e inserito nel mio ultimo saggio letterario regionale “Roma e Lazio: Letteratura e Civiltà”.
E affascinata da quanto avevo studiato teoricamente, desideravo da tempo vedere dal vivo l’oggetto dei miei studi. “Conoscere per amare” dice Sant’Agostino, ben sapendo che solo lo studio delle cose te le fa apprezzare ed amare.
Gentilmente ospitata dal sindaco nella sala regia del palazzo comunale, ho potuto vedere dalle finestre, affacciate sullapPiazza del Plebiscito, gremita di gente, il materializzarsi di una visione onirica: l’arrivo della macchina di Santa Rosa, una gigantesca torcia splendente, alta circa 30 metri, di gran lunga più alta dei tetti, e pesante 5 tonnellate, trasportata con sforzi sovrumani da un centinaio di Facchini, vestiti di bianco, con fascia rossa alla vita, guidati da uno straordinario capofacchino. Ma in che cosa consiste il miracolo, o meglio i miracoli verificatisi quella notte?
Primo: Gli ordini decisi e precisi di quel capofacchino dimostrano la necessità per qualsiasi società di un direttore d’orchestra, assertivo e carismatico, responsabile e competente, che, con la sua lucida e lungimirante visione d’insieme, sappia comporre e superare dissonanze e disordini cacofonici, per creare l’armonia di una musica compiuta.
Secondo: La coordinazione perfetta di quei cento Facchini dimostra l’importanza del rispetto delle regole, unica garanzia di sicurezza e salvezza, non per cieca obbedienza, ma per libera e responsabile, non arbitraria, scelta di un bene superiore. “La Libertà è Volontà di Bene” dice San Tommaso, perché chi vuole il male è “captivus”, è prigioniero di istinti e condizionamenti.
Terzo: L’abnegazione e la coesione di quei Facchini nel sottoporsi ad una fatica e ad un rischio simile, nel rispetto di una tradizione sacra da tramandare, è la prova di quanto fare un “sacrificio” (dal latino “sacrum facere”) significhi “fare qualcosa di sacro”. Essi, infatti, col loro sacrificio e con l’unione delle loro forze, hanno sollevato l’umano al divino.
Quarto: La bellezza di quella guglia illuminata, frutto del genio creativo di un uomo, nel suo slancio ascensionale verso il cielo, è la testimonianza del bisogno di Dio da parte dell’uomo e della sacralità dell’arte, che nel suo atto creativo avvicina l’Uomo a Dio.
Quinto: L’attenzione e la partecipazione intensa e ordinata dell’immensa folla presente dimostra il bisogno corale dell’uomo del bello e del sacro, in un tempo dominato dal brutto, dal cattivo, dall’empio, e rivela il bisogno della difesa delle proprie tradizioni, come esigenza di ritrovamento di una propria identità e socialità, in un tempo abitato da uomini senza patria e senza volto.
Questo dunque il miracolo della Macchina di Santa Rosa: quello di attivare la macchina del pensiero e della riflessione, dimostrando che la salvezza è ancora possibile, se tutti ci impegniamo nella ricerca del bello, perché, come dicono gli antichi greci “Kalòs kai Agatzòs”, ovvero: “Ciò che è bello è anche buono”.
Occorre, quindi promuovere e divulgare la festa di Santa Rosa, come modello paradigmatico di una vita migliore.
Luisa Gorlani scrittrice, psicologa, ex docente di lettere classiche
