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Violenza sulle donne e coppie di fatto, giunta ancora immobile

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Marco Faregna

Marco Faregna 

Riceviamo e pubblichiamo – Eppur si muove. Rispetto al primo articolo risultato, delle riflessioni iniziali sui primi mesi della giunta Michelini, restano ovviamente inalterate le considerazioni di carattere generale sulla vittoria elettorale del centrosinistra e sulle caratteristiche che ne determinano azione e capacità di iniziativa, ma all’espressione “eppur si muove”, che lascio inalterato, mi sento di dover aggiungere un punto interrogativo.

Avevo ritenuto che su un terreno in particolare, quello dei diritti e nello specifico la lotta alla violenza sulle donne e l’istituzione del registro delle coppie di fatto, due temi oggettivamente all’ordine del giorno non solo a Viterbo ma a livello nazionale, la giunta Michelini e l’amministrazione comunale in generale potessero dare una chiara indicazione di inversione di tendenza rispetto alle precedenti amministrazioni di centrodestra, marcando su questo terreno una chiara differenziazione e imprimendo un forte impulso al cambiamento di comportamenti sul piano culturale e sociale.

Queste cose le dico da tempo e pertanto non sento affatto il bisogno di aggregarmi al coro di chi ne rivendica la giustezza per il fatto che “anche il Papa si è espresso in tal senso” e questo per due motivi:

1) la giustezza delle idee non è tale solo se suffragata da un’autorità religiosa, fosse anche il Papa;

2) perché il Pontefice ha soltanto preso atto di una realtà: è cosa ben diversa passare dall’ostracismo anche violento di alcuni periodi storici, ad un atteggiamento più caritatevole e comprensivo del diritto al rispetto di opinioni e comportamenti. Il diritto a vivere la propria vita da gay o divorziato non può essere confuso con la negazione di essere o con la colpa da assolvere.

Tornando alla giunta Michelini devo dire che dopo i primi momenti, apparsi incoraggianti, si è evidenziata una certa immobilità con il prevalere dell’attenzione ai soliti giochetti della politica: l’ottavo assessore, i veti incrociati, le formule… e le iniziali disponibilità si sono rivelate più di facciata e di circostanza che di sostanza.

Sul tema della lotta alla violenza sulle donne è stato concesso il patrocinio, l’assessore Fersini è stato prodigo di disponibilità e di questo gli va dato atto, ma la sensazione è che manchi la capacità di diventare motore e punto di riferimento propulsivo di un movimento d’opinione e non solo, che coinvolga prima che le persone le coscienze dei cittadini, che le obblighi a riflettere, che dia il via ad una grande campagna culturale di cambiamento.

Dall’assessore che pur apprezzo, per il suo impegno civile e sociale prima ancora che politico, mi aspetto il coinvolgimento delle associazioni del mondo del volontariato, l’’avvio di una campagna di sensibilizzazione nelle scuole in accordo con le autorità scolastiche, significative sollecitazioni verso quei settori di società per definizione più separati dal contesto sociale, per coinvolgerli in questo grande dibattito. Il 28 settembre, giorno della manifestazione di “Scarpe rosse” si avvicina e non vedo crescere e intensificarsi la mobilitazione.

Ma il problema non è solo l’amministrazione, vedo una certa pigrizia mentale nei partiti, nelle stesse organizzazioni sindacali, di cui oltre la Cgil ancora non c’è traccia adeguata. L’amministrazione comunale per non deludere le aspettative deve divenire motore e traino di quei tanti pezzi di società viterbese impigrita da decenni di amministrazioni estranea se non addirittura ostile a questi temi.

Sul tema dell’istituzione del registro delle coppie di fatto la situazione poi è molto più preoccupante. Dopo l’iniziale corsa di alcuni partiti a contendersi la primogenitura della proposta, le prime battute-dichiarazioni del sindaco non sono state particolarmente felici, ma soprattutto, nessun assessore, nessun consigliere, neanche quelli politicamente e culturalmente più vicini, con qualche timida eccezione del consigliere Moricoli, hanno ripreso l’argomento e hanno tentato di farlo diventare oggetto di dibattito culturale prima che politico.

Sarebbe a mio avviso un grave errore pensare che il tutto si possa risolvere con una mozione messa ai voti, perché sicuramente non basterebbe sul piano della portata della proposta e probabilmente potrebbe essere perdente anche sul piano dei numeri in consiglio comunale.

Su questo terreno penso che l’amministrazione comunale debba produrre molto di più, pena una pesante e cocente delusione per quella parte della società viterbese che con più convinzione e con maggiori aspettative di cambiamento l’ha sostenuta alle elezioni.

Marco Faregna


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