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Accusa il compagno di violentare i figli e poi ritratta

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L'avvocato Marco Russo

L’avvocato Marco Russo

Vetralla – (s.m.) – Aveva accusato il compagno di violentare i suoi figli, che all’epoca avevano appena dieci anni.

Da quella rivelazione shock partì l’indagine della procura, seguita da una durissima condanna: nove anni di reclusione a un antiquario gay, per violenza sessuale su minore.

Oggi il suo compagno, lo stesso che aveva puntato il dito contro di lui nel 2003, ritratta. A suo carico gli inquirenti di via Falcone e Borsellino hanno aperto due procedimenti diversi, incentrati sui tentativi dell’uomo di cancellare le infamanti accuse all’antiquario.

E’ il 2011. A Viterbo è in corso il processo all’antiquario, un 50enne vetrallese. L’accusa è di aver sodomizzato i figli del suo convivente. Oggi i due fratelli hanno 24 e vent’anni. Ma gli abusi sarebbero avvenuti tra il ’99 e il 2003, prima sul maggiore e poi sul più piccolo, dopo che, entrambi avevano compiuto 10 anni. E’ il padre a confidare quelle violenze agli inquirenti, mentre si trova in carcere, arrestato per reati minori. Durante un interrogatorio spiega che il compagno aveva l’abitudine di palpeggiare i suoi bambini e di avere con loro rapporti sessuali.

A distanza di quasi dieci anni, però, cambia idea. Quando viene ascoltato al processo, nel 2011, smentisce tutto. Gli abusi sui suoi figli, da parte del suo convivente, non sono mai esistiti. Aggiunge che quando era agli arresti in carcere, si trovava in uno stato di assoluta fragilità psicologica che gli aveva fatto dire cose che non voleva. 

Il pm chiede la trasmissione degli atti in procura. Il magistrato Laura Centofanti lo indaga per falsa testimonianza. Ma gli inquirenti sono a un bivio: o è falso il racconto degli abusi – e, quindi, l’accusa diventa calunnia – o è falsa la clamorosa smentita in aula del compagno dell’antiquario. Nell’impossibilità di decidere, viene chiesta l’archiviazione che il gip rigetta. Venerdì mattina, davanti allo stesso gip, gli avvocati Marco Russo e Roberta Oriolesi sono tornati a chiedere la chiusura del fascicolo. Almeno finché non si sarà concluso definitivamente il processo per violenza sessuale, ancora in fase di appello.

L’altra vicenda giudiziaria sul compagno dell’antiquario è per intralcio alla giustizia. In questo caso, il padre dei due ragazzi è accusato di aver cercato di convincere anche loro a ritrattare. Fatti che sarebbero avvenuti nel 2008, quando i due fratelli erano affidati ai Servizi sociali e il processo all’antiquario era ancora in corso. 

Il padre avrebbe chiesto loro di negare quanto detto anni prima, durante l’incidente probatorio per cristallizzare i loro racconti. In quell’occasione, i ragazzini avevano confermato in pieno gli abusi. Ma al processo contro l’antiquario non hanno mai testimoniato.


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