Riceviamo e pubblichiamo – Viste alcune recenti note uscite sulla stampa locale, vale la pena rinfrescare la memoria su come sono andate le cose in merito alla gestione della questione arsenico nelle acque della Tuscia.
In molti ricorderanno che nel 2011, per superare l’emergenza in alcuni comuni del Lazio, in cui la concentrazione dell’arsenico era superiore ai limiti di legge, è stato nominato commissario delegato l’allora presidente della Regione Renata Polverini.
Dalla nomina all’effettiva cantierizzazione di un intervento, consistente nella realizzazione di 27 potabilizzatori (nel territorio di 12 comuni) per la risoluzione delle problematiche legate alle concentrazioni di arsenico superiori a 20 μg/l, sono poi trascorsi circa nove mesi (aprile-dicembre 2011).
L’intervento, finanziato dalla Regione Lazio per circa undici milioni di euro, è stato poi approvato nel novembre 2011 e appaltato a cura della struttura commissariale nel febbraio 2012.
Come peraltro già previsto in sede di gara, per i casi non inclusi nel progetto iniziale, e per prevedere, dove necessario, anche l’abbattimento dei floruri, è stata predisposta una perizia di variante nell’agosto 2012, approvata nello stesso mese, per un costo complessivo dell’intervento di oltre 12 milioni di euro. L’intera operazione prevedeva la realizzazione di 31 impianti di potabilizzazione in 16 Comuni.
Con una relazione del gennaio 2013, la presidenza della Regione Lazio affermava che i lavori sarebbero terminati a fine aprile 2013 e che in quel momento 12 potabilizzatori erano già pressoché ultimati.
Nello stesso documento si legge: “Pertanto si può ritenere che, per quanto riguarda quei Comuni che presentano valori di arsenico nelle acque in distribuzione alla popolazione con concentrazione compresa tra i 20 e i 50 μg/l, i lavori in corso termineranno in modo progressivo entro giugno 2013”.
Quindi, a gennaio 2013 si affermava che a giugno tutti avrebbero avuto acqua senza arsenico. Probabilmente le attenzioni dell’ex presidente Polverini erano dirottare su altro, come per esempio le vicende dell’ex consigliere regionale Fiorito.
Questi i fatti per ricordare agli amici viterbesi dell’ex presidente Polverini come sono andate le cose, visto che vanno a ricercare le responsabilità della mancata gestione della questione arsenico nell’attuale presidenza della Regione Lazio, e che sui giornali si fanno pure paladini dei cittadini che subiscono l’angheria della non funzionalità degli impianti.
Tutti ricorderanno, la decisione dell’ex presidente di togliere i soldi destinati ai depuratori delle acque reflue per far realizzare quei mostri di dearsenificatori che costeranno alla collettività milioni di euro, senza giungere ad una soluzione definitiva, poiché, come è ormai confermato da studi specialistici, la soluzione definitiva era e resta la miscelazione delle acque di buona qualità con quelle contenenti arsenico.
La Polverini ha fatto fare i progetti, li ha appaltati e li ha fatti realizzare da ditte che non hanno rispettato i programmi.
L’amministrazione della Provincia di Viterbo e l’autorità d’ambito, che potevano entrambe vigilare e autorevolmente intervenire, sia sulle scelte che sulle modalità di gestione della questione, che cosa hanno fatto? Per quale motivo intervengono solo ora, mentre prima hanno mantenuto un silenzio complice di scellerate scelte?
Aldo Fabbrini
Presidente assemblea provinciale Pd Viterbo
