Riceviamo e pubblichiamo – Sono secoli, si fa per dire, che rispunta ogni tanto nell’agenda politica la questione delle terre abbandonate. Sempre per fare ipotesi allo stesso tempo georgiche, ipertecnologiche e giovanilistiche.
Vi sono iniziative, pochissime, che hanno dato risultati ma, in genere, si tratta di sogni irrealizzabili perché basati su dati di progetto errati.
Vi è però un errore di fondo che va esplicitato: l’agricoltura non è un bene ma un male quando va oltre il limite delle risorse necessarie per la sopravvivenza umana: controllo demografico e ambiente sono i parametri fondamentali.
La popolazione della terra non deve superare i limiti che è necessario rispettare affinché la Terra sopravviva anzi viva bene.
Poiché oggi la superficie dedicata all’agricoltura supera enormemente sia il limite dell’agricoltura utile alla sopravvivenza umana sia i limiti di sopravvivenza del pianeta si deduce che ogni metro quadrato di superficie agricola abbandonata è una donazione o restituzione all’ambiente, alla Terra, alla nostra sopravvivenza.
Si continua però ad esultare intorno ai progetti di utilizzazione delle terre abbandonate.
Direi che bisogna oggi esultare quando l’agricoltura e le altre attività umane arretrano e lasciano spazio all’ambiente, alla Terra, alla nostra salute, alla nostra sopravvivenza.
Tutte le variabili economiche e occupazionali vanno manovrate e programmate tenendo conto delle variazioni di questo parametro base.
Angelo Bini
Vicepresidente CoopCast (Cooperativa agricola produttori castagne di Vallerano, Canepina, Monti Cimini
Presidente comitato promotore parco naturale dei Monti Cimini