Riceviamo e pubblichiamo – “Per la costante e attiva promozione in questo locale. Vetrina dei valori che guidano la nostra Guida”. Con questa motivazione è stata assegnata per il secondo anno consecutivo al ristorante “Tredici Gradi” di Viterbo la Chiocciola Osterie d’Italia, l’unico per l’alto Lazio.
Il prestigioso riconoscimento è stato consegnato nel corso della presentazione della Guida Osterie d’Italia 2014, svoltasi a Bra (Cn) nei giorni scorsi in occasione di “Cheese”, l’importante kermesse dedicata ai formaggi. La Chiocciola è l’elemento distintivo che Slow Food nella sua Guida riconosce a quelle osterie che più di altre entusiasmano per ambiente, cucina, accoglienza, assegnata quest’anno a 232 locali.
Grande soddisfazione è stata espressa da Angelo Proietti Palombi, che insieme ai fratelli Luca e Massimiliano, e alle cuoche Annalisa Oroni e Giuliana Buratti, dirige la vineria con cucina in piazza don Mario Gargiuli a Viterbo: “Ormai il nostro locale è diventato un punto di riferimento nel territorio di una cucina che unisce prodotti di qualità con la tradizione locale. Un mix che le persone apprezzano molto e tornano volentieri a trovarci perché sanno che possono gustare sapori genuini. Inoltre quest’anno abbiamo ricevuto anche il riconoscimento di locale del buon Formaggio, riservato a chi presenta la migliore selezione di caci”.
Da segnalare che nella Guida Osterie d’Italia 2014 per la provincia di Viterbo sono stati confermati i seguenti locali: La Tana dell’Orso a Bolsena, La Piazzetta del Sole a Farnese, Il Vicoletto 1563 a Vignanello, Al Vecchio Orologio a Viterbo; Il Moderno a San Martino al Cimino; ’L Richiastro a Viterbo, Porta Romana a Viterbo. Inoltre tre new entry: Il Vicoletto 1563 di Vignanello, Il Calice e la Stella di Canepina e Il Vecchio Mulino di Lubriano.
“L’ingresso di nuovi locali nella Guida alle Osterie d’Italia – prosegue Palombi, in veste di fiduciario della Condotta di Viterbo di Slow Food – è un segnale significativo di come tra i ristoratori stia crescendo la sensibilità sull’utilizzo di prodotti locali e una cucina che sa rinnovarsi senza perdere l’identità territoriale”.
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