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“Col centro chiuso le mura ora sono il monumento della città”

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Il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini

Il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini

Una veduta di Lucca

Una veduta di Lucca

– “Col centro chiuso le mura sono ora il monumento della città”.

Dialogo con le parti coinvolte e un serio progetto che risponda alle esigenze di chi vive e lavora in città. E’ questa la formula vincente del sindaco di centrosinistra di Lucca Alessandro Tambellini per chiudere il centro storico.

Un provvedimento che ha portato guadagni economici ed estetici alla città e benefici alla qualità della vita dei suoi abitanti. Con il solo sforzo di parlare e condividere le decisioni.

Da quanti anni è chiuso il centro storico?
La chiusura del centro storico – dice il sindaco Tambellini – ha come primo atto un’ordinanza del primo agosto 1967, anno in cui è partito il processo di organizzazione. All’inizio riguardava solo una piccola ztl, zona a traffico limitato, nel cuore della città, poi, piano piano, si è andati avanti”.

Quanto è esteso il centro storico e quanto la zona interessata alla chiusura?
“Il centro storico ha una superficie di un milione 204mila metri quadrati. Tra questi sono compresi circa 259mila metri quadrati di vicoli corti e piazze, mentre le vie sono circa venti chilometri”.

Come si è arrivati alla chiusura?
“C’è una ztl suddivisa in tre aree con differenti limitazioni: nella prima, la parte più esterna e vicina alla mura, è consentito l’accesso a tutti i veicoli che non superano i 6,5 metri di lunghezza e i 35 quintali di  portata a pieno carico. Qui si può arrivare senza permesso e c’è la possibilità di sostare nei parcheggi a pagamento. I veicoli di portata e lunghezza superiori devono avere un permesso.

Nella seconda area, invece, si accede tramite un sistema di otto varchi elettronici, attivi dal 31 gennaio 2011. Qui per avere l’accesso è necessario un permesso che viene dato ai residenti o a chi deve lavorare. Ma anche ai portatori di handicap che, attraverso un sistema, sono automaticamente registrati e da qualunque parte d’Italia provengano possono entrare liberamente”.

Quindi, l’ultima area…
“La terza è quella pedonale, in cui gli accessi sono ancora più limitati. La sosta ai veicoli è vietata, ma comunque è garantito l’accesso ai mezzi di servizio, ai portatori di handicap, al personale delle strutture pubbliche come il carcere e il tribunale, ai genitori che devono accompagnare a scuola i figli in condizioni particolari o a chi si reca nelle cliniche, negli alberghi, nei bed and breakfast. Potremmo definirla quindi un’area ad altissima densità pedonale”.

Quali sono state le principali problematiche nelle fasi che hanno portato alla chiusura?
“Sostanzialmente quella di convincere la gente sulla bontà dell’iniziativa. C’è chiaramente chi si è opposto”.

A livello strettamente tecnico, invece, ce ne sono state?
“In realtà no, perché è bastato tenere in considerazione le diverse esigenze, decidendo con oculatezza e coinvolgendo le categorie. C’è sempre una resistenza al cambiamento e serve dunque un lavoro che porti ad accettarlo. Qui è successo e ora in alcune zone, come via San Paolino, nessuno vorrebbe più farci passare le auto. Anche sulle mura c’erano parcheggi auto in passato, adesso, invece sono diventate il monumento della città. Lo stesso per il  parco urbano che è stato rivalutato. In questo momento ci sarebbe una rivoluzione a rimetterci le macchine”.

Quali soluzione avete proposto per convincere i cittadini?
“Bisogna parlare molto con le categorie economiche e soprattutto con chi la città la vive e ci lavora. E’ un dato di fatto che per portare avanti cambiamenti di questa portata serve dialogare il più possibile e proporre soluzioni, senza calare provvedimenti dall’alto. Le imposizioni finiscono per non essere accettate e si rischia di andare incontro a contestazioni molto gravi”.

I residenti come l’hanno presa?
“Generalmente bene. Abbiamo 1624 stalli riservati agli 8983 residenti che abitano il centro. Sono pochi e c’è bisogno di crearne di nuovi. E’ quello il vero problema. Ce ne sono comunque degli altri di cui 110 riservati ai portatori di handicap, 41 al carico e scarico delle merci, ai i taxi e alle forze dell’ordine. Ci sono infine 1082 stalli di sosta a pagamento”.

Tutto è filato liscio, comunque?
“I varchi elettronici sono stati la vera complicazione. Ci si è trovati in situazioni in cui certe famiglie hanno raccolto multe per 10mila euro. La giunta quindi è intervenuta per regolarizzare la situazione e ridurre al minino i disagi. Ora la vera questione è decidere sul loro funzionamento durante la notte.  Mi chiedo se non sia il caso di lasciarli aperti dalle 20 alle 8 per questioni di sicurezza. Studieremo la soluzione migliore”.

Come siete venuti incontro ai residenti?
“I residenti hanno dei permessi per la prima e la seconda auto e i rinnovi non prevedono più le penalizzazioni di prima”.

I commercianti che reazione hanno avuto?
“Alcuni preferirebbero il centro storico aperto, non tutti sono sempre contenti. Il segreto però è l’apertura al dialogo. Siamo venuti incontro ad alcune problematiche, per esempio, gli albergatori possono autorizzare i loro clienti a entrare nel centro attraverso un sistema di comunicazione su Internet. La città, è una città storica con un impianto romano-medievale e deve esser tutelata. Cerchiamo dunque di combinare il rispetto delle sue caratteristiche con le necessità di chi la città la vive e ci lavora”.

Lo scarico delle merci è stato regolamentato?
“E’ previsto in orari particolari: dalle 6,30 alle 10,45  e dalle 15,30 alle 16 dal lunedì al sabato. I medicinali urgenti passano sempre così come le merci deperibili”.

Quali altri provvedimenti sono stati presi?
“Avvalendoci dei finanziamenti europei, abbiamo realizzato una stazione logistica per il trasporto ecologico delle merci con mezzi esclusivamente elettrici. Così non c’è alcun aggravio per i commercianti e abbiamo ottimizzato la consegna dei materiali, l’inquinamento ambientale e la congestione del traffico urbano. Non c’è inquinamento acustico perché la stazione è a un chilometro dal centro”.

Quali sono stati i vantaggi economici di questa scelta?
“Le persone vivono meglio e il centro è più fruibile perché si raggiunge facilmente. Il vantaggio sta nel ricostruire il tessuto economico della città antica che ha caratteristiche particolari”.

Chiudere il centro, dunque, si può?
“I centri storici devono essere chiusi, specie quelli più importanti. Certo, con tutti gli accorgimenti del caso e la garanzia dei servizi per tutte le categorie interessate. Il segreto sta nell’armonizzare ogni aspetto”.

Avete realizzato dei parcheggi per la chiusura del centro storico?
“Lucca è una città circondata dalle mura e i parcheggi sono soprattutto all’esterno, anche se in cinque minuti si riesce a raggiungerlo. All’interno poi c’è un parcheggio sotterraneo che consente di arrivare nei punti nodali in breve tempo. Come ho già detto sono carenti invece gli stalli per i residenti che devono essere  integrati. Spero che la mia giunta, negli anni che mi restano, possa risolvere questo problema”.

Quale strategia consiglierebbe per arrivare alla chiusura del centro storico?
“Di parlare molto e avere un buon progetto di base che risponda alle problematiche che possono presentarsi in corso d’opera. Tutto deve essere ragionato e studiato nei dettagli, impiegando anche più tempo di quello previsto. La mia è la strategia del colloquio e della preparazione”.

E’ soddisfatto della decisione presa?
“Certo che sì, anche se alcune cose vanno migliorate. La città ne guadagna, basta solo aumentare la qualità e la quantità dei servizi a disposizione”.

Anche il turismo ha avuto benefici?
“Un turista che viene lasciato alle porte della città, si trova di fatto dentro e, senza macchine che circolano, può godersi lo spettacolo e passeggiare in tranquillità. Ne guadagna quindi anche l’aspetto estetico. A Lucca ci sono delle prospettive bellissime. Lo stesso vale per Viterbo e il suo quartiere di San Pellegrino. Certi scorci, secondo me, si apprezzano soprattutto in assenza delle auto. Una città che vuole essere turisticamente attraente deve interrogarsi su certi aspetti. Ogni amministrazione, poi, è libera di dare le risposte che ritiene più opportune. Arrivare a Palazzo dei Papi con le macchine che gironzolano, non so, però, quanto giovi”.

Paola Pierdomenico 


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