(f.b.) – “Era Pino Pelosi, ne sono sicuro”.
Il carabiniere intervenuto il 27 febbraio 2010 alla filiale del Monte dei Paschi di Vetralla per il tentato furto segnalato da un passante, ha confermato ieri in tribunale quanto già dichiarato in fase di indagine.
Secondo il militare, quindi, l’uomo alla guida dell’auto che quella sera si stava allontanando dalla banca e ha incrociato la macchina dei carabinieri sulla Cassia, era proprio Pino Pelosi, il 54enne condannato per l’omicidio di Pier Paolo Pasolini e ora alla sbarra per tentato furto.
“Ricordo benissimo che il comandante mi aveva chiamato per dirmi di raggiungere la filiale della banca di Vetralla perché era stato segnalato un tentativo di furto – racconta al giudice Cialoni il carabiniere -. Sono andato in macchina e sulla Cassia ho incrociato un’altra auto che proveniva dal senso opposto e che andava a un’andatura molto lenta, troppo lenta direi”.
Un fatto che ha insospettito particolarmente il militare, tanto da provare in qualche modo di capire il motivo.
“Erano già passate le 21,30 – continua – e non c’era per nulla traffico. E’ assurdo procedere con quella lentezza sulla Cassia. Allora ho rallentato molto anche io e ho guardato all’interno di quella macchina. Per pochi secondi ho incrociato lo sguardo del guidatore e ho fissato in mente il suo volto. Era un uomo con i capelli brizzolati, mossi e non troppo corti. Lì per lì non ho fatto altro anche perché dovevo raggiungere la banca per il tentato furto, ma in seguito, consultando l’archivio fotografico, ho subito riconosciuto Pino Pelosi. Era sicuramente lui”.
Secondo le ricostruzioni successive dell’accusa, che hanno tenuto conto anche della testimonianza di un cliente del bancomat della filiale in questione, Pelosi avrebbe fatto da palo, mentre il suo presunto complice, Stefano Lemma, avrebbe tentato di entrare nell’istituto di credito forzando una finestra.
Entrambi i due imputati erano presenti in aula ieri mattina. Pelosi, accompagnato dall’avvocato Valerio Panichelli, ha subito commentato la deposizione del carabiniere con un borbottio che non è sfuggito al giudice Cialoni. “Non potevo essere io, ho sempre avuto i capelli corti come ora” si è lasciato scappare non troppo sottovoce Pelosi in aula, subito zittito dal giudice che lo ha ammonito chiedendogli di fare silenzio.
In aula ha testimoniato anche il vicedirettore della filiale di Vetralla del Monte dei Paschi che ha ricordato di essere stato chiamato dai carabinieri quella sera e di aver constatato personalmente che una delle finestre sul retro della banca era stata manomessa.
Poi è stato ascoltato un altro carabiniere che ha eseguito dei controlli su alcune utenze telefoniche sequestrate da tre persone arrestate per una rapina in banca a Massa Carrara, pochi giorni dopo quel 27 febbraio 2010. Tra quei tre c’era Stefano Lemma, l’altro imputato insieme a Pino Pelosi per i fatti di Vetralla, e dopo i controlli alle schede pare sia emerso che una di quelle agganciava la cella di Capranica, vicinissima a Vetralla, proprio nel pomeriggio del 27 febbraio.
La prossima udienza è stata fissata per il 3 marzo 2014.

