– Feto nel cassonetto, oggi l’udienza in Cassazione.
Potrebbe arrivare in giornata la decisione della Suprema Corte sui due indagati per il feto di sette mesi occultato in un cassonetto a Viterbo.
I giudici dovranno pronunciarsi sul ricorso della Procura di Viterbo, che chiede l’arresto per omicidio della madre 24enne e dell’infermiere che l’avrebbe aiutata a partorire a sette mesi, con un farmaco che le ha indotto le contrazioni.
La giovane è rinchiusa a Rebibbia da cinque mesi. Il 2 maggio la squadra mobile di Fabio Zampaglione trovò il feto in un cassonetto di via Solieri. La madre se ne era disfatta con la complicità di un suo conoscente: l’infermiere indagato per averle fatto avere la ricetta con la quale alla donna veniva prescritto il farmaco a base di ossitocina. Lei è in carcere. Lui è libero. Ma l’accusa è la stessa per entrambi: soppressione e occultamento di cadavere.
Proprio su questo punto batte la Procura viterbese: il pm Franco Pacifici, titolare dell’indagine, insiste sull’ipotesi di omicidio. Una tesi che, finora, non ha avuto fortuna né davanti al gip né al tribunale del Riesame. Ma il magistrato è convinto: il feto inizia a vivere dal momento della rottura delle acque, che è stata la giovane madre a provocare, tramite il farmaco che ha provocato le contrazioni e la nascita prematura della bimba.
Il pm avrebbe dalla sua le conclusioni del perito Mauro Bacci, il medico legale che ha eseguito l’autopsia sul corpicino della piccola.
All’udienza di oggi tornerà per la terza volta a presentare le sue richieste: carcere per omicidio, sia per la madre che per l’infermiere.
L’avvocato Maria Antonietta Russo è pronta a controbattere e a chiedere l’inammissibilità del ricorso.
Dopodiché, parola alla Corte, che potrebbe decidere subito o prendere tempo per studiare le carte.


