– Quote rosa, c’è chi dice no. E stavolta è il Consiglio di Stato.
Il supremo organo della giustizia amministrativa ha respinto il ricorso di un’assessora di Soriano nel Cimino, che si era vista togliere la delega di punto in bianco.
Succedeva nella primavera 2013. Il sindaco di Soriano nel Cimino Fabio Menicacci, nell’ambito di un rimpasto di giunta, revocò l’incarico all’assessora Angela Ricci, riducendo da due a una le presenze femminili in giunta.
Lei fece ricorso al Tar, appellandosi a una supposta violazione delle pari opportunità. La sua estromissione, in pratica, era in netto contrasto con il principio delle quote rosa. Il ricorso dell’avvocato Giancarlo Viglione, del foro di Roma, citava anche la recente sentenza dello stesso Tar di Roma, che nel 2012, azzerò la giunta Marini proprio perché carente quanto a presenze femminili. Marini fu costretto a rimpastare, ritagliando un posto a Chiara Frontini e Maria Antonietta Russo nel pool degli assessori.
Ma questa è un’altra storia. In primo grado, l’ha spuntata l’ex assessora: i giudici amministrativi hanno accolto il suo ricorso e sospeso la revoca dell’incarico, disponendo che il comune di Soriano garantisse un’adeguata rappresentanza femminile in giunta.
Ma il sindaco ha impugnato. E, alla fine, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello dell’avvocato Pietro Pesciaroli: nessun nuovo rimpasto in giunta e nessuna integrazione femminile.
Una sentenza innovativa, destinata a lasciare un segno. Se, infatti, la giurisprudenza in materia ha finora fatto spazio alle donne in politica, la decisione del Consiglio di Stato ha invertito la rotta. Per il supremo organo della giustizia amministrativa, le norme sulle quote rose hanno un valore promozionale, orientativo, programmatorio. Ma tutt’altro che imperativo. Niente ritocchi in rosa, dunque: la giunta sorianese sta bene così com’è.
Una sentenza, quella del Consiglio di stato, che farà discutere non poco.

